Siviglia: ottobre 2014

Placa De Espana Vai alla galleria fotografica

Stavolta il diario sarà breve e diverso dal solito. Infatti a Siviglia, città che non ero mai riuscito a vedere fino a questa volta, ci sono andato per motivi di lavoro e ho poi avuto l’opportunità di fermarmi un paio di giorni extra per visitarla meglio. Quindi, finito il lavoro, qualche passeggiata qui e lì me la sono concessa, complice la luce del giorno che ancora intorno alle ore 20 si fa vedere e alle temperature estive (circa 30°C). La città è piccola e si gira facilmente a piedi, ci sono molte cose interessanti da vedere ma è piacevole anche solo fare due passi soprattutto nel Bario Santa Cruz. È interessante notare l’estensione degli spazi verdi della città nonostante il clima molto caldo. Caso ha voluto (anche stavolta, come oramai si ripete nella maggior parte dei miei viaggi) che il venerdì è stata celebrata la notte dei musei, con concerti ed entrate gratis un po’ ovunque. Infine ringrazio la piacevole ed affettuosa compagnia di Rocìo, Ana e Patricia che hanno contribuito a farmi sentire più sivigliano oltre a permettermi un paio di visite da ospite d’onore.

Dicevo, la città è piccola e il mio diario aggiunge poco a quanto si trova su ogni guida turistica.

Vado per ordine con un po’ di notizie pratiche e turistiche.

Collegamento con l’aeroporto.

Il servizio EA Bus collega l’aeroporto con Plaza de Armas, quindi praticamente in centro con un tempo di percorrenza di circa 30 minuti (il costo è intorno ai 4€).

Informazioni turistiche.

Le due mete principali sono di sicuro la cattedrale e l’Alcazar.

La cattedrale di Siviglia (risalente circa al 1500 – ingresso 8€ + 3€ audioguida) è una delle più grandi del mondo: l’interno è molto ricco di decorazioni, cosa che impedisce di apprezzarne la maestosità. Tra le varie opere, c’è un quadro di Goya, uno di Murillo, l’imponente pala d’altare della Capilla Mayor (ritenuta la pala più grande del mondo, con oltre un migliaio di personaggi biblici in legno dorato e policromo) e, ovviamente, la tomba di Cristoforo Colombo (anche se non si ha certezza che i resti siano quelli del navigatore). L’audioguida è utile, ma comunque all’interno ci sono alcuni pannelli esplicativi.

La giralda, il minareto che faceva parte dell’originaria moschea, è ancora in piedi e la sua cima si raggiunge con relativa agilità (sono pur sempre 90 metri di altezza) grazie al percorso senza scalini in leggera pendenza che può essere utilizzato anche dalle sedie a rotelle.

Incluso nel biglietto della cattedrale c’è l’accesso alla chiesa di san Salvador (quella rossa nella piazza omonima). L’audioguida (2,50€) non è necessaria perché dentro ci sono le informazioni vicino alle opere. L’interno è straordinariamente decorato (marmi e legno decorato): alcune parti della pala d’altare della Madonna delle Acque furono eseguite in 50 anni.

Un po’ di delusione per la visita dell’Alcazar, al cui ingresso conviene presentarsi in anticipo per evitare lunghe file. Non che non sia bello, ma avendomelo paragonato all’Alhambra di Granada (che non ho mai visto) me lo aspettavo più grande. L’audioguida costa 4€, ma secondo me i pannelli esplicativi in inglese possono bastare. La parte più interessante del palazzo è il tripudio di “azulejos”, le tipiche maioliche del posto.

La parte migliore da fare e rifare a piedi è quella intorno ai giardini dell’Alcazar: calle S. Ferdinando, i Jardines de Murillo (lungo il muro di recinzione dell’Alcaza) e quindi il barrio de Santa Cruz, un dedalo di stradine pittoresche e bellissime, piazze nascoste seppur affollatissime (come plaza Elvira), molti ristoranti e botteghe.

Altro bell’itinerario è quello intorno a Plaza de Espana, bellissima piazza con eleganti edifici ricchi di azulejos, fontane e un piccolo corso d’acqua adatta a decine di foto. Lì a fianco si estende il piccolo Prado de San Sebastian (dove trovo una festa multietnica), ma soprattutto il Parque de Maria Luisa, altra bella zona verde di Siviglia, che termina con le belle scenografie del Museo delle Arti e dei Costumi Popolari, piazza America e il museo archeologico.

Tra le visite extra, grazie ad Ana ho quasi una guida personale per la Casa di Pilato, bella residenza nobiliare ancora occupata dalla famiglia dei duchi di Medinaceli. Sempre Ana ottiene un accesso preferenziale nel secentesco Hospitale de los Venerables Sacerdotes nel Barrio de Santa Cruz: bella residenza e bel cortile interno, dove assistiamo a un breve concerto del rinomato organo, ma poi la confusione per la notte dei Musei impedisce di fare altro.

Altre visite: la chiesa della Macarena (niente di eccezionale), Alameda de Hercules (grossa piazza ellittica senza particolari attrazioni), plaza Incarnacion (con la sua terrazza moderna che la copre a metà) e ovviamente da fuori la Placa de Toros. Nel lato sud ovest della città, oltre il Guadalquivir, la collina di Triana accoglie sempre più ritrovi serali, oltre che l’antica Manifattura tabacchi e qualche fabbrica che produce le maioliche locali.

ScorciPasti

La zona intorno alla cattedrale è piena di ristoranti, “bodegas” e birrerie, molte dell quali sembrano decisamente turistiche. Per fortuna i prezzi sono quasi sempre abbordabili, anche perché con due o tre tapas lo stomaco è soddisfatto. Bodega Santa Cruz è invece affollata anche da gente del posto: è piccola e molto probabilmente mangerete in piedi al bancone vicino ad altre persone. Il ristorante Robles Placentines (Placentines, 2), segnalato da Lonely Planet, pure non è male. C’è un bel posto che serve buoni dolci in pza Alfalfa/Cabeza del Rey don Pedro (Panypiù): si può fare una discreta colazione.
Patio san Eloy è una catena ristoranti dove mi dicono si può mangiare discretamente e a buon prezzo. Il bar Santa Marta nella piazza omonima è affollatissimo la sera da gente del posto.
Per vedere invece flamenco non per turisti, scegliere “La Carboneria”.

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