Addio Pino: quel mio primo e ultimo concerto

Pino Daniele, Nero a Metà tour 2014 - RomaIl mio pensiero per Pino Daniele avrebbe dovuto essere la recensione dell’ultimo concerto del tour di Nero a Metà al Palalottomatica di Roma (13 dicembre 2014). Non avrei mai pensato che “ultimo”, quel concerto, lo sarebbe stato per sempre.
Avevo cominciato a seguire Pino molto tardi, reso scettico dall’accento spiccatamente dialettale che nella musica contemporanea mi è sempre piaciuto poco. Avrei dovuto solo attendere l’album giusto, quello che invita a dare una chance. Fu “Schizzichea with Love” (1988) con i due brani che adoro tutt’oggi: Schizzichea e Gesù Gesù. Da lì la marcia a ritroso, scoprendo e apprezzando le sonorità jazz prima ancora che quelle blues e il mix “napolitalianoamericano” innovatore sia musicalmente che linguisticamente.
E poi anche qualche passo in avanti (anche se il meglio era già andato), ma giusto fino a Che Dio ti Benedica prima del rigetto per i suoni divenuti troppo commerciali e le collaborazioni opinabili (Jovanotti, Irene Grandi e vicinato…).
Grazie al tour di Nero a Metà ho avuto finalmente l’occasione per riavvicinarmi al Pino Daniele che fu apprezzato in Italia e all’estero. Quello fu il periodo della maturità artistica (e stiamo parlando del terzo album, senza considerare l’ottimo secondo disco “Pino Daniele”), anzi, dell’inizio della maturità. E grazie all’intervento divino e alla presenza dei grandi musicisti di cui si è avvalso il tour, la scaletta del concerto è stata una vera benedizione.

Pino Daniele, Roma, 13/12/2014

Limitata la presenza del repertorio più commerciale – paradossalmente le migliori digressioni musicali si sono sentite proprio su questi pezzi – il concerto ha riproposto brani perfetti: tutto Nero a Metà, che apre la scaletta con l’adorabile A Testa in Giù, molti estratti da Pino Daniele (Je Sto Vicino a Te, Chi Tene ‘o Mare, Je So’ Pazzo) e Terra Mia (Na Tazzulella ‘e Cafè in versione acustica in coppia con De Piscopo e, ovviamente, l’emozionante Napul’è nel primo dei due bis), qualche incursione su Vai Mo’ (Yes I Know My Way), Un Uomo in blues (con l’assolo di Tullio de Piscopo in ‘O Scarrafone), Bella Mbriana (Tutta ‘nata storia, I Got the Blues). Sul palco, i musicisti del tour di Nero a Metà degli anni 80 e gli amici di sempre: Tullio De Piscopo sempre teatrale e travolgente, Tony Esposito, Rino Zurzolo e quel James Senese che ha aggiunto magia e poesia al concerto, occhi chiusi sul sax perfetto in brani come Quanno Chiove e capace di dividere, secondo me, la scena con Daniele.

pino, senese, de piscopo, zurzolo
Concerto eccezionale (conferma Adriana che ne ha visti già tre), nonostante la pessima acustica del Palalottomatica. Concerto che quella sera non apprezzai fino in fondo perché ancora preso dai vapori emozionali del concerto di Peter Gabriel.
Oggi resta quel ricordo, emozionante, di aver visto suonare Pino Daniele, suonare i suoi brani migliori con i musicisti migliori. Sul palco sembrava in forma: due ore di concerto non si fanno altrimenti. Meno di un mese dopo è arrivata la notizia della sua morte (avvenuta, pare, alle 22:45 del 4 gennaio 2015 a 59 anni), appresa la mattina del giorno dopo appena accesa la radio.È sembrato un fulmine a ciel sereno. Eppure tutti sapevano che Pino era da tempo malato di cuore (tragico intreccio, fino alla fine, con la storia del suo amico Massimo Troisi) e chissà se il tour appena chiuso non è stata una sua sfida contro la sorte. Come la sfida incosciente (anzi, un azzardo, un’incoscienza, ‘na strunzata…per non usare parole “legalmente” peggiori…) di raggiungere l’ospedale romano dalla sua casa in Toscana. Mi restano i suoi buoni dischi e la malinconia di un pezzo di vita che se ne va. Malinconia con cui ogni buon uomo in blues è abituato a convivere.

P.S. del 06/01/2014. Ho voluto fare visita alla camera ardente presso l’ospedale S.Eugenio di Roma. Alle ore 10 una signora esce dalla porta chiusa dicendo che – le dispiace –  ma non sarà permesso l’accesso per volere dei familiari. Aggiunge scuse solide come il tonno riomare, dice che la sala mortuaria i giorni festivi chiude prima e la famiglia vuole stare con il suo defunto. Dell’orario di chiusura si sa da sempre, e poi qui fuori siamo in 60: dateci 2 minuti e ce ne andiamo. Pur comprendendo il dolore dei familiari, mi sarei aspettato un piccolissimo gesto di sensibilità e riconoscenza per le persone che, all’alba di un giorno di festa, si sono fatte ore di viaggio per l’ultimo saluto.

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