Steve Hackett: a Verona ritornano i Genesis

Avevo provato a vedere Steve la scorsa primavera, quando il tour “Genesis Revisited” lo aveva portato anche a Roma. Per una serie di coincidenze, ci siamo rincorsi per l’Italia e l’Europa: giorno prima lui, giorno dopo io. Così, grazie alle nuove date estive, non resta altro che fare i bagagli e raggiungerlo a Verona, occasione per rivedere la meravigliosa città e per godersi una scaletta nostalgica nella splendida cornice del Teatro Romano (21 luglio 2013).
L’entusiamo di rivedere Steve, gentelman e gran musicista, timido e cordiale, contagia anche Adriana (che al massimo conosce Invisible Touch) la quale mi segue per la tappa veronese del Genesis Revisited, concerto che raccoglie i due dischi a tema di Hackett e ripropone una scaletta da pelle d’oca che i fan decennali dei Genesis sognavano da un po’.

Steve Hackett, Teatro Romano - verona 21luglio13

Il teatro romano appare pieno nei sui 1800 posti, finalmente il cielo è sereno ed è  illuminato da una splendida luna piena, oggi così come due anni fa quando vidi Hackett per la prima volta a Roma.
L’inizio mette subito le cose in chiaro: è Watcher of The Skies e si suona come ai vecchi tempi. Inevitabilmente occhi e orecchie sono su Nad Sylvan a cui spetta il compito di fare i conti con il passato, cioè con Peter Gabriel. Un problema acustico o un approccio incerto alla prima strofa richiedono un paio di minuti per fargli superare la prova. Nad non scimmiotta il suo nobile predecessore:  il suo look, la sua presenza, la sua voce (che si presta molto a sostituire sia Peter che Phil, come si può apprezzare anche ascoltando gli Unifaun) e un pizzico di voglia di scherzare (anche con se stesso) gli permettono di tenere ottimamente la scena nonostante sia posizionato in seconda linea, alla destra del lead guitarrist. Adriana si chiede perchè il pubblico non sia partecipe. E come si potrebbe:  tutti rapiti dalla magia evocativa del pezzo e dal tocco gentile della chitarra di Steve.
Subito dopo non si scende dalla vetta emotiva e anche Adriana ne è coinvolta al suo primo ascolto:  “Can you tell me where my country lies” è il coro all’unisono con cui parte “Dancing with the Moonlit Knight” in una esecuzione impeccabile, emotiva ed energica, degna dell’originale.

La scaletta è naturalmente incentrata sui pezzi del gruppo degli anni ’70, alcuni evidentemente rivisitati, altri riproposti con poche varianti strumentali come la suite “Fly on a Windshield – Broadway melody of 1974” (che estratta così dall’album perde un po’ di pathos) e una meravigliosa Unquiet Slumbers for the Sleepers… In that quiet Night – Afterglow.
Volendo trovare qualche pecca, la riproposizione di alcuni pezzi ha perso un po’ di potenza e di corposità nei suoni. Penso ad esempio all’inizio di The Musical Box o di Supper’s Ready ( suonate con due chitarre: Steve e Lee Pommeroy), oppure alla mia adorata Entangled: ma mentre le prime due si avvalgono dell’interpretazione ottima e coinvolgente del biondo colosso, la terza non mi è parsa all’altezza dell’originale cantata da Collins, nonostante Hackett metta in campo tutte le voci disponibili sul palco. Ci sono poi le luci in scena che talvolta non sono efficaci come dovrebbero, facendo perdere un po’ di drammaticità e di magia rispetto alle esecuzioni originarie.

Steve Hackett in Firth of Fifth
Il nocciolo del concerto è però, rispetto ad allora, il concerto stesso: è la musica al centro dell’attenzione, la passione e il piacere con cui Steve suona una scaletta il cui pezzo più antico conta oggi 42 anni e il più giovane 35. L’oggetto è la chitarra di Hackett e quel tocco gentile che attira le luci su di sè quando comincia l’arpeggio di Horizons e subito dopo di  Blood on the Rooftops. Il sax di Rob Townsend vi aggiunge il suo tocco “noir” ed  ha altrettanto effetto poetico nella prima parte strumentale di Firth of Fifht  eseguita integralmente e in modo impeccabile da Roger King (ma senza i campanellini dell’intro del disco).
C’è spazio anche per un pezzo scritto da Rutherford “Shadow of the Hierophant“, con  Amanda Lehemann alla voce, che mantiene alto il pathos della prima parte del concerto e si inserisce con molta naturalezza nella scaletta dedicata ai Genesis. Amanda sarà la voce nell’inattesa Ripples,Steve Hackett and Amanda Lehmann, Ripples eseguita con la sola 12 corde di Steve, a mio avviso ben calzante su una voce femminile, ma anche un po’ leggera senza il supporto di un’altra chitarra.
Tra le variazioni sul tema, I Know what I Like offre una finale che tende allo jazz-swing, mentre Los Endos va giù duro di chiatarra ed è quasi irriconoscibile.
Steve non si risparmia: 2 ore e mezzo di concerto – che sono poche solo per i fans storici – durante il quale l’ho visto pigiare più note del solito sulla sua Gibson.
E solo chi non si risparmia potrebbe cimentarsi in  Supper’s Ready. Nessuna trovata scenica da parte di Nad, che sa bene che “A flower?” è una strofa da lasciare al pubblico prima di riprendere la sua interpretazione con molta personalità.

Una irriconoscibile ed esplosiva Los Endos chiude il concerto quando scocca quasi la mezzanotte. Adriana è sfinita e posso comprenderla, lei che era neofita ma che ora ha concluso la sua iniziazione. Stanco anche io, ma di quella stanchezza provocata da 150 minuti di emotività e di nostalgia. Di quella magia che la chitarra e l’immagine gentile e signorile di Steve accendono a ogni concerto.

Scaletta concerto Steve Hackett – Verona, Teatro Romano, 21 luglio 2013:
Wathcer of The Skies, Dancing With the Moonlit Knigkt, Fly on a Windshield, Broadway Melody of 1974, Shadow of the Hierophant, The Musical Box, Horizons, Blood on the Rooftops, Unquiet Slumbers for the Sleepers…In that quiet Night, Afterglow, Dance on a Volcano, Entangled, Ripples, Supper’s Ready. Bis: Firth of Fifth, Los Endos.

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3 risposte a “Steve Hackett: a Verona ritornano i Genesis

  1. Hai scritto davvero un bel pezzo!
    Mi costa ammettere (soprattutto a te) che il concerto è stato veramente grandioso.
    E mi ha piacevolmente sorpresa la maestria di Mr Hackett e la sua gentilezza nel retwittare il mio msg (ahahah)
    P.S.
    “brava Maddalenaaaa”
    ecco. col mio commento ho appena portato il livello di pathos del tuo post ad un sottozero cosmico.

  2. Sì, ti costa ammettere la pregevolezza dei miei gusti musicali:) E se avessi Twitter sono sicuro che avrebbe retwittato anche me. Ma tu sai che io sono un nonno multimediale e già un blog per me è troppo. Grazie per l’apprezzamento e per esserti fidata del mio suggerimento (e io che temevo ti addormentassi). Mi spiace che siamo dovuti ripartire lunedì e che TU non abbia potuto vedere il concerto di Cremonini (ahahah)

  3. Ahahaha!! Non importa per Cremonini, tanto il 30 Novembre abbiamo una data ben più importante! 😄 (che non è il matrimonio!)
    P.S.
    e ora, nonno, non fare le tue solite battutine! ahahah

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