Diario di viaggio: Gent, Brugge, Anversa, Bruxelles (settembre 2012)

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Piccolo giro nelle Fiandre e piccolo regalo: per il mio compleanno e per il mio mese. Settembre: periodo ideale per viaggiare, lontano dal caos estivo, lontano (ma non molto) dalla calura agostana, ottima via di fuga dal lavoro e dai ritmi di vita che ripartono frenetici dopo la pausa d’estate. Come sono finito proprio nelle Fiandre a settembre non saprei dire esattamente: è stato un caso, un richiamo lontano e imprevisto dal Nord. Posso dire che mai posto fu più appropriato, sia per la stagione sia per il mio personale stato d’animo. Soltanto a giugno, Basilea fu una fuga con me stesso: in entrambi i casi l’estate era alla porte, lì all’ingresso, qui all’uscita. Gent e Brugge sono due stupendi piccoli centri medioevali, posti ideali dove rilassarsi per qualche giorno immersi, anzi avvolti, nell’antichità delle loro mura. E se capita di trovarsi in uno dei tanti eventi cittadini, l’accoglienza sarà ancora migliore. Del tutto fortunatamente il mio soggiorno coincide con un paio di manifestazioni di pregio che hanno reso l’accoglienza delle due città più che unica. Valore aggiunto è stato lo scambio di casa con una famiglia di Gent che mi ha messo a disposizione la propria bicicletta, mezzo di spostamento principale nella piccola cittadina belga. Unica pecca, la quasi incomprensibile lingua fiamminga. Ma non disperate: potete conversare in francese (la seconda lingua), il tedesco e l’inglese.

Aeroporto Bruxelles Zaventem Per raggiungere Gent o Brugge bisogna utilizzare l’aeroporto di Bruxelles. Zaventem è meglio collegato e ci sono un paio di treni all’ora che conducono a Gent Sint-Pieters in circa 70 minuti a 14€. Sotto l’aeroporto c’è la stazione ferroviaria: le emettitrici automatiche non accettano il mio bancomat di Contoarancio, ma l’impressione è che accettino solo tipo particolari di carta. C’è comunque la biglietteria. www.brusselsairport.be/en/

Treni: ferrovie SNCB Una notizie utile per i treni: se comprate un biglietto andata e ritorno (quindi da usare in giornata) il costo è solo leggermente superiore a quello di corsa singola. http://www.b-rail.be/main/E/index.php

Gent (oppure Ghent, oppure Gand. Sito: http://www.visitgent.be)
Tutto è partito da qui: questa è stata la mia meta, questa la città che mi ha accolto. La storia di Gent comincia nel 630 quando fu fondata sulla confluenza dei fiumi Leie e Schelda. Poi tra il 1000 e 1500 la città raggiunse il suo massimo splendore che, preservato negli anni e sopravvissuto quasi indenne alle guerre mondiali, possiamo ammirare ai giorni nostri. Il National Geographic Traveler Magazine ha classificato il centro storico di Gent al terzo posto tra i luoghi storici “autentici” mondiali (dietro Wachau, Austria, e il canale Rideu, Ontario); nel giugno 2009 l’UNESCO l’ha eletta Creative City of Music, riconoscimento assegnato precedentemente solo a Bologna, Siviglia e Glasgow. L’arrivo in città ha mantenuto tutte le premesse.  Tralasciando la solita pioggia quasi orizzontale belga (per fortuna, molto limitata),  se arrivate nel centro storico da sud-est, quindi salendo lungo Limburg Straat, troverete la cattedrale, la chiesa di Sint Niklaas e poi il Belfort a darvi un antipasto dell’imponenza del posto. Poco dopo, infatti, il Sint-Michielsbrug apre la magnifica veduta sul Graslei e il Korenlei, le colorate e pittoresche sponde cittadine della Leie. Gent, come Brugge, è città da osservare sia in un senso di passeggio che nell’altro: la prospettiva che si apre salendo il ponte nel senso opposto (da Sint-Michiel Str.) è altro capolavoro architettonico che avrò percorso una cinquantina di volte nel mio breve soggiorno. Gli edifici lungo il ponte e quelli lungo il Graslei assumono colori e sfumature diversi a seconda dei colori del cielo: che sia un roseo tramonto di fine estate o un grigio da tempesta, il salotto della città  si presenterà sempre impeccabile. Il centro di Gent è piccolo, si gira bene a piedi e in bicicletta ed è facilmente raggiungibile dalle due stazioni ferroviarie Daampoort (lato est) e Sint-Pieters (zona sud). Mentre la prima mi sembra meglio posizionata rispetto ai migliori siti da visitare (meno di 30 minuti a peidi), la seconda, è quella più grande da cui transitano i treni per Bruxelles (1h10′ dall’aeroporto nazionale di Zaventem, 14€). Potrei dire che un giorno può bastare per la visita outodoor, ma essendomi sentito un po’ cittadino, vi direi di restare un po’ di più, per oziare al sole nel Graslei e per fare qualche foto in notturna. Gent, tra l’altro, ha un eccellente e apprezzato sistema di illuminazione notturna che ha saputo conciliare gli effetti scenici con quelli più pratici. Considerate inoltre la posizione geografica: 30 minuti di treno da Brugge, 40′ da Bruxelles e poco più da Anversa. Il centro informazioni è di fronte al castello: è un nuovo ufficio accogliente, pieno di informazioni ed opuscoli e con un personale molto disponibile (a me fanno anche stampare la carta d’imbarco: in centro non ci sono internet point; potete solo provare – in alternativa – bar o caffè che offrono l’accesso in rete).  Tra l’altro tutta la documentazione che troverete lì potete scaricarla dal sito web. A proposito: se attraversate il passaggio sotto al centro turistico potrete percorrere un bel tratto di canale con una bella veduta. All’altro estremo del passaggio, prendendo le scale dentro al portone, si esce, passando sul ponte sovrastante, al Appelbrug Parkje, celebrato minuscolo angolo verde cittadino da cui, in verità, non mi sembra si abbia una vista migliore di altre. Come dicevo, il 15 settembre 2012 è stato il giorno di inizio del festival delle Fiandre (“Festival van Vlaanderes” e “Ode Gand”), fitta manifestazione di musica e teatro inaugurata con numerosi spettacoli cittadini (a cui si poteva assistere con un unico biglietto di 27€) e un fantastico spettacolo serale sull’acqua al Graslei. Tra i posti migliori da vedere (per quanto possibile fare una classifica in una città così piccola) segnalo: –   la bella veduta dal Belfort, la torre simbolo dell’indipendenza di Gent, alla cui sommità trovate il drago segnavento che nel passato fu utilizzato anche come spettacolare “sputafuoco” in occasione di cerimonie cittadine; –   la cattedrale di Sint Baaffs, al cui interno c’è il famoso polittico dell’Agnello Mistico (che si visita con 4€ – devo dire un po’ deludente) e alcuni ottimi quadri tra cui uno di Rubens. –   la chiesa di Sint Niklaas; –   la chiesa di Sint-Michiels con le sue belle vetrate,  i mattoncini rossi e quella torre che avrebbe dovuto essere la più alta delle Fiandre (134 metri) ma che invece si fermò a 24 metri; –   la chiesa di Sint Pieters, elegante e sobria, un po’ fuori l’itinerario cittadino e situata su di una piazza un po’ spoglia se non utilizzata per i grandi eventi cittadini, come il Mid-Lent Fair (o Halfvastenfoor); –   ovviamente tutte le vedute possibili lungo il Sint-Michielsbrug, punto da cartolina e unico dal quale si possono vedere allineate le tre torri lungo Limburg Straat; –   il Graslei e il Korenlei (da cui si apprezzano meglio gli edifici dell’altra sponda e l’architettura del ponte di St. Michele), cuore pulsante e vanto della città grazie alla fila di edifici storici; –   e, naturalmente, passeggiare per tutte le stradine del centro intorno al castello di Gravensteen, Groentenmarkt, Korenmarkt (definita coma la più grande area shopping pedonale d’Europa: la torre dell’orologio del “Post Office” svetta come un piccolo Big Bang dietro agli edifici del Graslei) e Sint-Baafs Plein. Avendo trovato cinque giorni di tempo splendido, capirete che abbia trascurato i musei: il Museum voor Schone Kunsten è tra i più importanti del Belgio. E, ammetto, non ho nemmeno fatto un giro in barca tra i canali (circa 6.50€ per 40 minuti) perché ho preferito camminare, pedalare o oziare lungo le rive stesse. Gent è anche la città dei cosiddetti “beghinaggi”, originariamente luoghi in cui si rifugiavano appunto le beghine, donne che avevano deciso di dedicarsi alla religione, ma senza prendere i voti. Adesso questi beghinaggi sono spesso zone residenziali e comunque più appartate e silenziose rispetto al centro. Forse l’Oud Begijnhof (vecchio beghinaggio di santa Elisabetta), Patershol e il Klein Begijnhof mi sono sembrati quelli più caratteristici. Trascurabili invece il Citadelpark, il Konig Albert park e il rabot. Come curiosità, segnalo che il piccolo “red light district” di Gent (intorno a Schepenenvijverstraat e in Belgradostraaat) è pubblicizzato anche dal sito web cittadino. Per i pasti, è tanto carino quanto imbarazzante mangiare (con le mani) le enormi costolette di maiale di “Amadeus”, che trovate in Patershol ma anche in altri posti della città. Per chi fosse interessato, sappia che il menù è solo quello sulla porta. Il mio consiglio, se il tempo permette, è di mangiare un panino seduto lungo il Korenlei. Ovviamente siate discreti e non bivaccate. Altrettanto ovviamente, dopo il panino ci vogliono le migliori patatine fritte del mondo che trovate vendute nei negozi con tanto di targa di riconoscimento (ad esempio un negozio è in Veerleplein, davanti al castello.) [Aggiornamento 2015: Di questa targa di riconoscimento non c’è più traccia e il negozio in Veerplein è chiuso. In altri posti rinomati della città, tipo “Filip” accanto al Groentenmarkt, piccolo chiosco riconoscibile dalla lunga fila, le patatine sono del tutto simili alla media europea e non all’altezza di quelle olandesi).
Dove mangiare [aggiornamento 2015].
 I costi dei ristoranti sono medio alti, una cena raramente scende sotto i 25€ a testa per portata+birra/vino. Il centro informazioni turistiche può offrivi una interessante mappa che indica vari ristoranti e cafè, la fascia di prezzo e la posizione in mappa. Il ristorante De Graslei (Graslei n.7, tra i vari ristoranti lungo la riva del canale) ha una bella sala superiore, si mangia bene a prezzi ragionevoli considerato il posto (portate principali tra 15 e 25€). il ristorante Keizershof (in Vrijdagmarkt 47) serve specialità belghe in belle sale su tre piani e una terrazza interna all’aperto. Si mangia discretamente a prezzo ragionevole. Voormit (St. Pieternewstraat/Lammerstraat) è un grosso cafè-ristorante dove si possono consumare pasti veloci e buon prezzo.In zona Kalanderberg ci sono un paio di forni che fanno panini: Pain & Compagnie (buono, anche da asporto da mangiare sulle panchine in piazza) e Le Pain Quotidien, che serve cibi bio (sala carina, ma la nostra esperienza è pessima perchè l’insalata è pulita male). Vale la pena comprare un po’ di pane o un dolcetto da Himshoot in Groentenmark, storico forno cittadino.

Trasporti in Gent [aggiornamento 2015]. il prezzo di una corsa singola in bus/tram costa 3€, il biglietto si fa alle macchinette o presso il conducente. Molto meglio quindi fare alle biglietterie (tipo St. Pieter) il carnet di 10 biglietti a 14€.

Brugge (o Bruges) Quante città avete sentito appellare come “Venezia del Nord”? Lubecca è  una di quelle e già ho scritto di quanto sia lontana dalla nostra gemma del Veneto. Brugge, onestamente, si avvicina molto di più anche se l’intrico dei canali della laguna veneziana è di gran lunga più ramificato e avvolgente del caso belga. Comunque sì, siamo a nord, molto a nord, e forse il paragone ci può stare. La mia visita comincia intorno alle dieci del mattino: 30 minuti di treno da Gent e sono alla stazione che è giusto ai margini del centro storico, lato sud. (Il centro turistico di Brugge è in ‘T Zand, 34. Alla stazione ci sono armadietti per i bagagli). La città ha diverse mappe ubicate lungo le strade, così è possibile avere facilmente idea di dove si stia passeggiando. Una di queste è fuori la stazione ed è utilissima per capire che è meglio raggiungere il centro per il Begijnen-Vest, così da arrivare al Begijnhof  passando per il Minne-Water. Il primo è uno dei più antichi beghinaggi (risale al 1245), il secondo è il famoso “lago d’amore” raggiunto sia dai turisti che dalle gite in barca  tra i canali. Qui già siete in uno dei posti più fotografati della città, anche se il Minne-Water non mi pare niente di entusiasmante. Continuando verso nord, in pochi minuti avrete raggiunto il cuore della città e, a questo punto, basta muoversi a istinto tra i vicoli e i canali. Accanto al St. Jahshospitaal c’è uno degli accessi agli imbarchi ai battelli (questo è molto caratteristico). Il giro dura circa 30 minuti (circa 7,50€) ed è molto carino anche se poi le vostre passeggiate vi condurranno più o meno lungo le stesse vedute. Il tempo della navigata è quello che mi separa dall’apertura della bella cattedrale Onze Lieve Vrouwekerk. Nel visitare la chiesa noterete una piccola finestra lungo la navata sinistra: è la cappella del Gruuthuse Museum.  A proposito di musei, se visitate la città durante il “Autoloze Zondag” avrete la possibilità di entrare gratis ai musei oltre che di trovare un bel po’ di animazione in centro. Io non ne approfitto molto perché la giornata è stupenda, c’è sole, gente ovunque e qualche spettacolo in strada. La parte più suggestiva della città è quella tra Mariastraat, la grande e colorata piazza del Markt, la piazza del Burg eil Dijver. Su Mariastraat, oltre alla cattedrale, individuate il bel cortile del Gruuthuse Hof (foto). Sul Burg si affaccia, tra gli altri edifici, la basiliek van het Heilig Bloed, costituita da due piani e riconoscibile dalla stupenda facciata scura. La basilica vera e propria (che mi ricorda qualcosa della Saint-Chapelle parigina) è al piano di sopra, anche se di autentico ha solo le strutture perché le vetrate sono una copia delle originali. L’ingresso alla chiesa romanica del pian terreno avviene da una anonima porticina sul lato sinistro dell’ingresso e permette di accedere a un piccolo, suggestivo e riservato edificio. Il Dijver (dietro la cattedrale di Nostra Signora – foto in alto)è lo scorcio più pittoresco tra le vedute dei canali; questo continua poi lungo la Groene-Rei, altro passeggio da fotografia. Alla fine di questo tratto della riva, sulla biforcazione del canale, c’è la Predikherenrei che ospita alcuni ristoranti e una panchina (una sola) proprio sulla biforcazione. Altro passeggio molto piacevole, ma forse meno turistico, parte dal Markt verso St. Jacob Straat, Grauwerkers St., Academie St., J. Van-Eyck Pl., Spiegel-Rei  e poi lungo Potterie-Rei, che io ho trovato particolarmente rilassante verso il tramonto, un po’ lontano dai rumori del centro. Questo canale, che seguo per lungo tratto al “passo” di un gruppo di nove cigni, è quello che dopo 24 km sfocia nel mare. Non potendo camminare così tanto, ritorno sui miei passi e rientro in centro seguendo Verversdijk che mi condurrà nuovamente alla biforcazione di  Predikherenrei. Quando il sole tramonta e si accendono le luci, Brugge è un soggetto da inquadrare da centinaia di angolazioni. Grazie ad una tiepida serata, mi intrattengo fino alle 22 prima di riprendere il treno per Gent. Pausa cappuccino e gaufre: Brasserie Rozenhoedkaai (Pandreitje, proprio sul Dijver), discreto e più economico rispetto alla media. Cena: ‘T Voutje, dietro al Markt, lato Geernarstraat (cena 22€), dove c’è una piccola piazza su cui affacciano alcun i ristoranti. Tutti i ristoranti in Brugge fanno più o meno gli stessi menù agli stessi prezzi turistici, solo che ogni extra (incluso pane e maionese) si paga.

Anversa (Antwerpen) Anche Anversa vale una gita di un giorno (circa 45 minuti di treno da Gent). Devo dire che, vista in un grigio lunedì dopo Brugge e Gent immerse nel sole e nelle manifestazioni cittadine, Anversa non ha retto il confronto. Inoltre si avverte senza dubbio la dimensione più metropolitana, già fuori la splendida stazione ferroviaria (al cui interno troverete un centro informazioni turistiche) e poco oltre lungo il Meir, strada di negozi, qualche bell’edificio e il grande centro commerciale Festsaal. Poi però, nel pomeriggio, quando riaprono negozi e qualche bar, la città appare senza dubbio più accogliente. Come prassi, dato il tempo a disposizione, evito i musei che, tra l’altro, il lunedì sono quasi tutti chiusi. Ce ne sarebbe qualcuno interessante, come il Platin Moretus sulla storia del libro e il Museum voor Schone Kunsten che divide con Bruxelles il primo posto nel Paese per la conoscenza della pittura fiamminga. La chiesa di St. Jacobs (ingresso 2€) è un po’ troppo pomposa per i miei gusti, pur essendo descritta come una vera e propria galleria di pitture e sculture. La cattedrale Onze Lieve Vrouwekathedral (ingresso 5€) è molto bella e contiene opere interessanti al suo vasto interno (117 x 55 metri, 65 m nel transetto) tra cui tre molto apprezzate di Rubens. La Sint Carolus Borromeuskerk è bella e sobria, ed è inserita in una zona di alcuni vicoli ed edifici pittoreschi. Trovo invece chiusa la chiesa di Sint Paulus che si trova proprio ai bordi della zona rossa di Anversa (al cui interno c’è un ufficio di polizia). La parte più famosa della città è la celebre Grote Markt, durante la mia visita molto silenziosa essendo chiusi quasi tutti i ristoranti e bar. La vicina Groenplaats è un punto di incontro di arterie viarie oltre che di studenti in pausa pranzo; qualche ristorante e lo sfondo della cattedrale la rendono un po’ più accogliente. Risalendo verso la cattedrale e superando il Grote Markt, si arriva allo Steen, il lungofiume, al dire il vero senza alcuna veduta degna di nota. Se da Groenplaats raggiungete la Schelda camminando in Oude Koornmark, prestate attenzione al n°16 dove il portale vi fa accedere al Vlaeykensgang, la più piccola e caratteristica strada medioevale di Anversa. Passeggiando lungo la Schelda arriverete al castello, ma non c’è niente da vedere. La “Semini Statue” che vedete all’ingresso è un vecchio simbolo di fertilità e fu evirata dai gesuiti nel 16° secolo. Passeggiando per Anversa mi sono imbattuto nella piccola piazza Staadswag, con alcuni bar lontano dai giri più turistici, e nella zona intorno al teatro municipale, il Theaterplein. Qui attorno ci sono diversi bar, c’è il piccolo giardino botanico (ingresso libero), c’è la piazza alberata Graanmarkt, un po’ più riservata rispetto all’affollata strada che le passa accanto. Poco più a nord si arriva al Wapper, dove c’è la casa di Rubens e una piazza che appare finalmente animata e quindi molto più bella di quanto mi era apparsa la mattina. Lì vicino c’è Huidevettersstraat intorno alla quale potete trovare una zona con negozi, bar e sale da tè. I miei appunti indicano anche De Keyser-Lei con negozi e bar, ma non ricordo altro. Anche ad Anversa troverete un beghinaggio, in Rodestraat: l’ultima beghina morì nel 1996. Adesso è una zona residenziale.

Bruxelles Data la vicinanza, mi sono concesso anche un giretto a Bruxelles, che avevo già visto (senza particolari entusiasmi) nel luglio 2007 in occasione del mio primo concerto dei Genesis (leggi diario). Il centro si raggiunge facilmente dalla stazione ferroviaria Brussel Centraal, anzi, la cattedrale (che vale la visita) è a meno di 10 minuti di cammino. La visita alla Grand Place (o Grote Markt) è d’obbligo essendo davvero un bel posto, così come pittoresche sono le stradine lì intorno. La mia meta è però l’Atomium che, nel 2007, trovai chiuso. Uscito da lì, quando una famiglia iraniana mi chiede cosa ci sia, ho un po’ di difficoltà a invogliarli alla visita. Ma questo lo immaginavo ed ero incuriosito soprattutto dalla struttura. Il prezzo di ingresso (11€) è quindi un po’ spropositato rispetto a ciò che vedrete: eccettuata la bella veduta dall’alto, vi resta qualche marginale esposizione di arte contemporanea, la storia dell’esposizione universale del 1958  e dell’Atomium (che ne fu il simbolo) e i divertenti passaggi per le scale da una sfera all’altra. Lì vicino, la vedrete dall’alto, c’è l’Europa in miniatura.

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