Diario di viaggio: Cornovaglia, Salisbury, Bath (25 agosto – 1 settembre 2012)

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Tags: Diario di viaggio, Cornovaglia, Salisbury, Bath

La Cornovaglia, così come l’Inghilterra, è nota per il tempo piovoso. Eppure pare che esista anche una estate cornica tanto che questa parte dell’Inghilterra è meta dei vacanzieri di Sua Maestà, soprattutto verso la fine di agosto quando si celebra il Bank Holiday. E noi ci troviamo da quelle parti proprio per il grande appuntamento estivo, trovando un po’ di traffico, qualche centro molto affollato, qualche altro deserto e un tempo molto più simile al nostro marzo che a un idea di ferie d’agosto. La costa della Cornovaglia è terra che va vissuta con le biciclette ma ancor di più con gli scarponi: ci sono decine di chilometri di sentieri da percorrere lungo le scogliere e attraverso i quali raggiungere qualche spettacolare baia appartata. Tutto intorno, grosse distese verdi e qualche centro abitato, qualcuno pittoresco qualcuno molto meno che, nel caso siate in macchina, spesso raggiungerete percorrendo stradine appena più larghe della vostra macchina. Noi che non eravamo pronti ai lunghi chilometri di trekking – avendo dato priorità a un giro della regione – e che non siamo stati aiutati dal tempo (spesso piovoso e ventoso) abbiamo colto un po’ di monotonia delle offerte paesaggistiche e culturali.

Il giro dell’Inghilterra sud occidentale: 900 miglia (1450 km)
Essendo il nostro viaggio coinciso con il week end del Bank Holiday, abbiamo sperimentato molte difficoltà nel prenotare, già a giugno, i B&B lungo il percorso (e infatti sul posto abbiamo trovato molti “No vacancies”). Quindi abbiamo deciso di prenotare gli alloggi prima di partire secondo un giro in senso orario con partenza e arrivo da Londra Gatwick con passaggio anche per le regioni del Devon e del Wiltshire.
Itinerario: Stonehenge, Salisbury, Exeter, Looe, Polperro, Falmouth, Truro, Coverack, Lizard, Penzance, St. Michael Mount, St. Ives, Patsdow, Tintagel, Clovelly, Bath e alcune piccole deviazioni.

Viabilità, strade e accessi alle città
Il bel tour inglese è stato effettuato grazie alle spaziale Peugeot 508 noleggiata con Europcar, auto di taglia ben superiore a quella che avevo richiesto, con conseguente duro lavoro per condurla attraverso strade che spesso erano larghe quanto la macchina stessa. La Europcar ci fa dono di un navigatore satellitare che, secondo me, toglie un po’ di improvvisazione al viaggio e aggiunge un po’ di litigi su chi decide dove andare e come arrivarci. Comunque sempre meglio avere una carta stradale per avere idea della regione che si sta percorrendo o per poter scegliere itinerari alternativi. In Inghilterra il costo del gasolio è poco superiore a quello della benzina (1,4£ in media, circa 1,75€, contro i 1,90€ in Italia. Il nostro viaggio è costato circa 90£ di gasolio). Tutte le strade che abbiamo percorso non hanno mai richiesto pedaggio, incluse le veloci motorway a 3 corsie. Si pagano invece – eccome – i parcheggi in ogni meta turistica: mediamente si spendono circa 3£ per due ore di sosta. In alta stagione (e figurarsi durante la settimana del Bank Holiday) non ci sono altre scelte che i parcheggi turistici se non addirittura il “park and ride” con servizio bus annesso. I parchimetri non permettono frazioni d’ora e non danno resto, quindi o si paga l’esatto ammontare corrispondente alle ore intere di parcheggio, oppure si perdono i soldi in più. Leggerete più avanti le varie situazioni che abbiamo trovato.

Il meteo dell’estate cornica 2012
Può sembrare banale, ma per avere un idea del meteo in Cornovaglia la cosa migliore è dare uno sguardo ai siti internet, come ad esempio il sito turistico ufficiale (www.visitcornwall.com). Infatti ,se in Italia ci sono 38°C da due settimane e il meteo inglese dà 15° – 17°C in Cornovaglia, come minimo viene da diffidare. Eppure così è stato anche se, a detta degli inglesi, l’agosto 2012 è stato un po’ sfortunato. Pare che in genere l’estate della Cornovaglia sia mite (ma non aspettatevi più di 25°C se vi va bene) ma comunque la pioggia è di casa. L’abbigliamento richiede quindi un K-Way e anche un maglione per le fresche temperature serali. Riguardo il costume da bagno, vedrete sicuramente gente in acqua (bimbi inclusi) anche se il cielo è grigio; noterete però magari che qualcuno indossa la muta.

Alloggi
Di sicuro i bed and breakfast e le guest houses sono le scelte migliori e le più diffuse. Noi le abbiamo selezionate dal sito internet dell’ente del turismo della Cornovaglia: http://www.visitcornwall.com. In piena alta stagione abbiamo pagato in media 75£ per camera per notte (circa 95€), incluso ovviamente la tipica colazione inglese che permette di saltare il pranzo. Tutti i b&b oramai propongono colazioni alternative, con menu “continentale” (formaggio, prosciutto, croissant, toast) o anche con pesce. Ecco le recensioni dei bed & breakfast che abbiamo provato.
The Old Rectory, Salisbury. Piccolo e accogliente, ha un bel giardino ma il cattivo tempo non ci permette di usarlo per la colazione. A pochi minuti dal centro. Colazione continentale; la proprietaria, Trish, molto amichevole.
The Pendennis, Looe. Piccola stanza, ma il posto è carino e la colazione (inglese o continentale) è molto buona. I proprietari si dilettano nel fare i dolci che mettono a disposizione della colazione. Pernottare a Looe è una buona soluzione soprattutto in alta stagione dato che risolve il problema del parcheggio.
Palm Tree, Truro. Un po’ anonimo, perchè si capisce che è la casa del proprietario (tra l’altro di poche parole), old style ma paradossalmente un bagno largo e nuovo con tanto di doccia superaccesoriata. Il meglio è la finestra con vista privilegiata sulla cattedrale. Il parcheggio è limitato e va chiesto subito.
Schoner Point, Penzance. Ottima guest house, bella stanza spaziosa con tanto di “bay window” che a me piace tanto. Il centro si raggiunge in 10 minuti a piedi e il parcheggio è lungo la strada di fronte al b&b. Ottima colazione, purtroppo limitata tra le 8 e le 9.
The New Inn Hotel, Clovelly. Come detto nel diario, non ho visto importanti motivi per pernottare in questo villaggio. Il New Inn è, probabilmente, un albergo elegante perchè è un edificio del XVII secolo. Noi però troviamo posto nell’adiacente camera distaccata, assolutamente essenziale con un lavabo tipo treno notte. Colazione inglese o continentale standard; nel complesso (villaggio + hotel) non vale gli 80£.
Milton House, Bath. I nuovi proprietari erano appena subentrati ai vecchi, quindi siamo stati tra i primi clienti. Sono persone disponibilissime e gentili come si vedono di rado. La stanza è standard, la colazione è nella media. La posizione non è vicinissima al centro (si raggiunge comunque in 15 minuti a piedi, ma il b&B è in leggera collina), ma ci hanno anche offerto di accompagnarci in auto.

Cibo
Siamo evidentemente in una terra di pescatori (oltre che di pirati) anche se qui generalmente si serve sempre lo stesso tipo di pesce: il merluzzo, l’eglefino (haddock, quello del fish & chips) e il salmone. Tipici sono l’aragosta e il granchio che potrete vedere pescato da numerose famiglie – bimbi compresi – in qualsiasi insenatura cittadina. Ma come non segnalare i meravigliosi pastyies, fagottini di pasta frolla con all’interno la carne nel tipico sugo inglese. Fioriscono le varianti: dal pollo, agli spinaci fino alle versioni dolci con mele o banana e cioccolato. Di tipico c’è anche il cream tea, costituito generalmente da tè inglese, due scones, marmellata di fragole e la clotted cream, tipica crema cornica dal sapore indecifrabile simile a burro, panna da cucina o mascarpone. Gli inglesi aprono lo scone in due, spalmano la marmellata e poi coprono di clotted cream (a dire il vero io preferisco coprire la crema con marmellata). La tazza di tè fa il resto. Per le cene, il menù è quello tipico inglese: generalmente si può cenare con meno di 15£. Nei pub spesso si ordina (e si paga) direttamente al bancone indicando il numero del tavolo.

Da vedere in Cornovaglia: cosa ci è piaciuto, cosa no
Purtroppo il cattivo tempo non ci ha permesso sempre di vedere i vari centri abitati al meglio delle loro potenzialità. Alcuni, come Truro, sono apparsi letteralmente disabitati, forse perché la gente era in vacanza per il Bank Holiday; altri paesini ci sono apparsi molto commerciali e poco autentici. In genere i vari centri abitati sono piccolissimi e due ore (escluso il tempo per cercare il parcheggio) possono essere un tempo sufficiente per visitarli. Se quindi piove, si può capire come ci sia ben poco da fare. Tra i posti che vale la pena visitare, anche solo di passaggio: Stonehenge, Salisbury, Looe, Lizard’s End, il Minack Theater, il St. Michael Mount, St. Ives, Patsdow, Tintagel, Bath. Sopravalutata Falmouth e il Pendennis Castle, così come Coverack e Clovelly con il suo assurdo biglietto di ingresso di 6,50£ Tutte le impressioni e qualche suggerimento per la visita li troverete nel dettaglio più avanti.

Il diario di viaggio

Sabato 25 agosto: Londra Getwick, Stonehenge, Salisbury. (Circa 18°C, pioggia)
L’aereo è alle 11 ma abbiamo bisogno di due tentativi prima di centrare l’aeroporto romano giusto: ebbene sì, è capitato anche a noi…. Passiamo dal caldo romano (intorno ai 38°C) al fresco autunnale inglese (circa 18°C) con tanto di pioggia tradizionale a tratti molto intensa. Poche formalità per ritirare la macchina che non è una del tipo Ford Fiesta, più guidabile nelle strette strade di collina, ma è una gigantesca Peugeot 508: uno dei rari casi in cui un regalo non è stato molto gradito.
La prima tappa è Stonehenge riguardo al quale avevamo letto diverse opinioni di viaggio che, purtroppo, confermiamo. Il sito archeologico del 3000 a.c. si trova infatti oggi posizionato a ridosso di una strada automobilistica che ne fa perdere tutta l’atmosfera. La cosa è ancora di più ridicola se si considera che dal lato opposto della strada c’è invece una enorme distesa verde. La recinzione che delimita il sito ne permette una discreta vista (in un tratto il percorso di visita è a meno di due metri dalla strada), anche in considerazione del fatto che, una volta dentro, comunque non ci si può avvicinare ai monoliti. Il risultato è che vediamo il sito da fuori e di sicuro l’imponenza e l’aura di misticismo avrebbero meritato più attenzione. Per il parcheggio della macchina, a pochi metri oltre il centro visitatori c’è una piccola area dove si può lasciare la macchina.
Si prosegue per Salisbury, poco distante da Stonehenge. L’arrivo è intorno alle 16 e ci permette un rapido giro in centro. La Cattedrale, ritenuta una delle più belle chiese della Gran Bretagna, merita di sicuro una visita. Essa contiene tra l’altro l’orologio più antico dell’Inghilterra. Intorno alla cattedrale si estende l’elegante recinto denominato The Close, oggi zona residenziale molto elegante separata dal centro cittadino da mura e cancelli che vengono tutt’oggi chiusi a chiave di notte. Percorriamo poi per un tratto il town path, sentiero cittadino tra il verde e il fiume Avon, fino all’Old Mill, ristorante proprio sul fiume. La cena è al King’s Head in Bridg Street (piatto e birra 10£) dove pare sia raccolta tutta la gioventù locale oltre a vari clienti di tutte le età.

Domenica 26 agosto: Exeter, Looe, Polperro. (Circa 16°C, nuvoloso)
La città di Exeter (Devon) vale una sosta per un paio di ore. La cattedrale di St. Mary and St. Peter è un bellissimo edificio rimasto immutato da 600 anni e tutta l’area adiacente è piacevole. La via principale, High street, offre alcuni negozi e l’accesso alla sua zona sotterranea; però, dato il tempo a disposizione, non possiamo visitare. In alta stagione, l’auto va parcheggiata in uno dei parcheggi fuori al centro che prevedono tariffe per minimo due ore.
Proseguiamo verso Looe dove abbiamo prenotato il b&b e dove quindi abbiamo assicurato il parcheggio. Dal b&b raggiungiamo il piccolo centro a piedi: oggi c’è tantissima gente essendo la domenica antecedente il Bank Holiday. La città è divisa in due da un ponte, ma entrambe le parti sono piccolissime. East Looe è la metà più carina: piccole stradine, cottage, tantissimi ristoranti attraenti (in proporzione alle dimensioni del posto). C’è anche un’ampia spiaggia, ma fa decisamente freddo per sperimentare sabbia e mare. Eppure c’è chi è in acqua così come c’è chi pratica uno dei passatempi preferiti, la pesca del granchio. Anzi: ovunque ci sono adulti e bambini con lenze, esche e secchielli per la pesca.
Con un bus locale (3,50£ a/r) arriviamo in 20 minuti a Polperro, decidendo così di lasciare l’auto al nostro parcheggio (a Polperro ci sono parcheggi a tariffa 5,50£ per 6 ore). Polperro è piccolissima e, a differenza di Looe, è quasi deserta forse perché a Looe c’è il grosso delle manifestazioni locali di questo periodo. Il villaggio è comunque caratteristico ma in meno di 60 minuti siamo di nuovo alla fermata del bus. Avendolo perso per pochi minuti, facciamo un pausa al Crumplehorn Inn dove il cappuccino è pessimo ma la cheese cake è buona. Ancora non abbiamo scoperto il cream tea… La serata la trascorriamo a Looe, davvero animatissima: per la cena scegliamo il Golden Guinea situato in un edificio del XVI secolo protetto dalla nazione come posto di interesse storico. La discreta cena ci costa circa 13£.

Lunedì 27 agosto, Holiday Bank: Falmouth, Pendennis Castle, Truro (circa 17°C, pioggia. Sereno in serata)
Partiamo presto da Looe con una forte pioggia che ci accompagnerà più o meno tutto il giorno. La prima tappa è Falmouth, dove, oltre alla pioggia, troviamo anche vento. Ciò premesso, la città ci è parsa assolutamente poco caratteristica, appena attraente lungo la sua High Street. In centro siamo arrivati con il servizio park & ride organizzato dal centro visitatori: il parcheggio giornaliero e il servizio bus (ogni 20 minuti) da e verso il centro per due persone ci costa 5£ (12£ con la nave). Considerate le attrattive, in due ore siamo di nuovo in macchina per muoverci verso il Pendennis Castle che sarebbe stato difficile raggiungere a piedi dal centro. Al castello, battuto da un fortissimo vento, sono previste oggi anche esibizioni di armi d’epoca, ma il costo di 7,50£ è assolutamente spropositato in relazione a ciò che visita, in pratica la piccola rocca al centro della collina. Da Falmouth partono anche i battelli (molto richiesti) per il castello di St. Mawes. Il nostro breve passaggio per la città non ci lascia molti ricordi.
Si continua per Truro dove pernotteremo al b&b Palm Tree. Il giorno di festa ci offre la città deserta: gli unici pedoni siamo noi e i gabbiani. Qui i negozi chiudono normalmente alle 17: oggi, che è festa, non hanno nemmeno aperto. La cattedrale è bella (la visiterò io domani mattina prima di partire) e vale un passaggio all’interno. Il fatto che è compressa tra i vicini edifici le dà quel senso di eruzione verso l’alto, così suggestivo dalla finestra del nostro B&B. Verso le 19 il cielo si rasserena: Truro è carina nei dintorni della cattedrale e del suo corso d’acqua, ma in meno di un’ora la visita si può dire esaurita.

Martedì 28 agosto: Truro, Helford, Coverack, Lizard’s End, Penzance (tra 18°C e 22°C; un po’ di sole)
Mentre Adriana avvia e conclude i preparativi mattutini, io mi faccio un giro in centro per la visita della cattedrale. Poi, con un po’ di sole, partiamo in direzione Penzance con alcune soste intermedie raggiunte attraverso strade (a doppio senso) larghe quanto la nostra automobile. Prima tappa è Helford, piccolissimo villaggio sulla riva sud del fiume omonimo che comincia qui ad aprirsi verso la sua foce. Lasciata la macchina si procede facilmente a piedi attraversando il minuscolo paese e il fiume, poi un breve percorso porta verso la baia. Molto altro non si può: Helford è pittoresco, ma davvero piccolissimo e forse la deviazione non vale più di tanto.
Procediamo verso Coverack, la cui pubblicità credo di aver letto sul sito dell’ufficio turistico della Cornovaglia. Onestamente, non c’è niente da vedere.
Il Lizard Point e il punto più meridionale della Gran Bretagna. Da queste parti Guglielmo Marconi inviò il primo segnale radio transatlantico nel 1901. L’arrivo al villaggio di The Lizard è caotico perché qui c’è un parcheggio gratuito: oggi, per celebrare il nostro arrivo, è anche zuppo di fango. Da qui, per arrivare al promontorio occorrono circa 40 minuti a piedi. Noi parcheggiamo più avanti: ci sono due parcheggi a pagamento e uno dei due è piccolissimo (1,40£ per 1h). Il paesaggio è suggestivo ed è, secondo me, un tipico esempio della Cornovaglia. Se potete, concedetevi un bel cream tea in uno dei due bar con terrazza sul mare. E’ una sosta che vale la pena. Noi prendiamo il nostro primo cream tea al bar più in altro (quello più piccolo e più vicino al parcheggio) ed è uno dei momenti più inglesi del nostro viaggio. In questa zona parte un cammino lungo le scogliere battute da vento e onde del mare in direzione Kynance Cove (circa 3 km), altra baia caratteristica e plurifotografata.  Vorremmo fare una sosta, ma se avete la bella idea di avvicinarvi in auto (superando una piccola area di parcheggio libera), vi verranno chiesti 4,50£ al giorno, il che vuol dire anche per l’unica ora che avremmo voluto fermarci.
Ripartiamo quindi per Penzance, dove abbiamo previsto due pernottamenti. Penzance è anch’esso un piccolo centro, magari più esteso degli altri, quindi più arioso e con un aria da cittadina più che da villaggio. Non c’è comunque molto da vedere, i negozi chiudono alle 17, ma la città è un buon punto di partenza per visitare il Land’s End o il Sant Michael Mount. La zona più caratteristica è intorno Chapel street (dove c’è la Egyptian House che richiama molti curiosi), mentre sulla Western Promenade c’è l’originale Jubilee Pool, piscina costruita nel mare e inaugurata nel 1935 (anno del giubileo d’argento del re George V) per fornire un luogo balneare protetto dalla furia del mare e dei venti. La sera ceniamo all’Admiral Benbow (Chapel St. 46) che vince il ballottaggio con il Turck’s End. Mangiamo ottimamente a meno di 15£ e il locale ricostruisce l’interno della barca dell’Isola del Tesoro di Stevenson.

Mercoledì 29 agosto: Minack Theatre, St. Michael Mount, St. Ives, Mousehole (20°C; pioggia in mattinata, poi sole)
La visita mattutina è per il Minack Theatre (zona Penzance-Porthcurno; parcheggio gratis, visita 4£) dato che oggi le visite finiscono alle 11.30 per dare spazio allo spettacolo pomeridiano. Il teatro e la sua posizione lungo il bordo della scogliera che si affaccia sulla baia sono spettacolari. Il forte vento che carica le onde del mare rende l’atmosfera ancora più evocativa, figuriamoci durante qualche esibizione notturna, tipo The Tempest di Shakespeare che, tra l’altro, fu la prima rappresentazione tenuta qui. Il teatro fu costruito grazie a Rowena Cade, attrice dilettante che inizialmente lo pensò per le rappresentazioni in famiglia. Poi capì che aveva dato vita a qualcosa di unico e dal 1931 – guerra mondiale a parte – il teatro è scena di regolare programmazione estiva. Fate quindi una visita anche alla sala dedicata alla costruttrice. Sito internet: http://www.minack.com.
Ci si muove alla volta del villaggio di Mariazon e del St. Michael Mount, più piccolo e meno famoso dell’omonimo monte francese il cui nome gli fu assegnato proprio dagli stessi monaci che edificarono il Mont St-Michel al largo delle coste della Normandia. Il St. Michael Mount è di gran lunga meno suggestivo del suo fratello maggiore, ma una visita ne vale di sicuro la pena. L’isolotto è raggiungibile a piedi se c’è bassa marea, altrimenti ci sono i motoscafi (2£). La macchina si può parcheggiare al parcheggio poco distante a 3£. Illuminati da un cielo finalmente sereno, arriviamo alle pendici del monte a piedi intorno le ore 11 e già il tratto centrale del passaggio è qualche centimetro sotto l’acqua. Piano piano osserviamo dall’alto del monte l’avanzare della marea che alle 13 ha sommerso il passaggio pedonale. Alle pendici dell’isola c’è un piccolo villaggio, poi si sale lungo un bel sentiero per visitare il castello (ingresso 7,50£), il terrazzo e la piccola chiesa. Ci sono anche dei giardini lungo le pendici, ma sono visitabili solo in alcuni giorni.
Ritornati a terra con il motoscafo, riprendiamo la macchina e andiamo verso St. Ives, un affollato paesino di mare, carino, di dimensioni “normali”, con le spiagge e anche un famoso museo, la Tate St. Ives. Di questi tempi la città è affollata: i parcheggi più vicini al centro (con tariffe migliori) sono pieni e noi con un po’ di fatica troviamo posto su Gabriel Street, ma al costo di 1£/ora. Un paio di ore sono sufficienti, anche perché dopo un bel sole arriva anche un po’ di pioggia. La nostra pausa cream tea è a Madaleine’s, ma gli scones non sono all’altezza di quelli di Lizard’s End. I negozi chiudono alle 18, poco dopo andiamo via noi.
La scelta adesso è se tornare a Penzance o provare altro. Puntiamo su Mousehole, minuscolo centro di pescatori con un paio di negozietti che restano aperti anche oltre le 20. Non c’è praticamente niente da vedere ma ammetto che la tranquillità di questo posto oltre a dare un senso di autenticità ci permette anche di rilassarci dal caos di St. Ives. Piccolo giro, un po’ di pioggia, parcheggio prima di entrare in centro (2£ al giorno, al porticciolo costa 3£) e cena discreta all’affollato Ship Inn (circa 13£ a persona) che vince il ballottaggio con gli altri due ristoranti, più eleganti ma meno…english.

Giovedì 30 agosto: Padstow, Tintagel, Clovelly (14-20°C, sole)
La tappa finale oggi è Clovelly dove già sappiamo che ci sarà poco da vedere ma che vale la pena vivere il villaggio senza la folla turistica. Su Clovelly, dirò più avanti; per arrivarci avevamo già previsto la tappa di Tintagel, mentre Padstow si è rivelato un piacevolissimo fuori programma.
Comincio quindi proprio da Padstow (solito parcheggio di 2,40£ per 2 ore), accogliente e vivace villaggio di pescatori, situato sull’estuario del fiume Camel, oggi semi asciutto, pieno di negozi dagli oggetti un po’ meno comuni tutto intorno al suo porticciolo e per le stradine poco dietro. Ma soprattutto, un bel numero di negozi affollatissimi che fanno ottimi pastyies.
Tintagel è nota per il suo legame, reale o presunto, con Avalon e la leggenda del re Artù. Il castello è quasi interamente del XIII secolo, mentre le gesta di king Arthur sono del V secolo, ma i ruderi (perché non c’è molto altro) si sviluppano spettacolarmente tra due colline e uno strapiombo che rendono il posto molto suggestivo. Qui con il parcheggio ce la caviamo con 2£ per l’intera giornata: la passeggiata che conduce al castello mostra un piccolo centro pieno di negozi di souvenirs, il vecchio Post Office e non molto altro. L’ingresso al castello (5,70£) è possibile in almeno due punti. Quello principale è verso il basso, quindi vi toccherà poi risalire due volte per raggiungere i resti sulle due colline. Meglio quindi forse entrare seguendo le indicazioni “Church and Castle path” che vi porta direttamente alla parte più in cima. Fatevi un bel giretto lungo le scogliere, il panorama è ottimo. La (discreta) pausa cream tea stavolta è al King Arthur’s Arms, purtroppo al chiuso perché fuori c’è molto vento. Si parte quindi per Clovelly con il quale lasciamo definitivamente la Cornovaglia per entrare nel Devon.
Clovelly (l’accento è sulla “e”), dove arriviamo poco prima delle 19 con circa 14°C, è un bell’esempio di trappola per turisti. Mi ero un po’ informato sul sito turistico della Cornovaglia, sulla Lonely Planet e sul sito ufficiale della città stessa facendomi un’idea in parte corretta. Il villaggio infatti si sviluppa in modo molto pittoresco lungo un pendio ed è senza dubbio bello. Però…cominciano i però…Innanzi tutto si pagano ben 6,50£ a persona per entrare nel villaggio, proprietà privata di una ricca famiglia che cerca così di preservarne la bellezza e alcune tradizioni marinare. Il villaggio è piccolissimo, direi che con 100 metri si è arrivati sulla baia, dopo però averne percorso un po’ di più lungo una ripida discesa. Potete utilizzare dei Land Rover, ma mi sa che pagate anche questi. Senza dubbio il silenzio del tramonto è soddisfacente, anche se secondo me è migliore la visita alla mattina presto (soprattutto se c’è un bel sole). Per il resto, 30 minuti sono più che sufficienti per visitare il paesello e non mi pare ci siano attrattive molto diverse di quelle di un normale villaggio cornico: pochi negozi (ancora chiusi alle 10 del mattino), una cappella, la casa del pescatore, un paio di belle sale da tè. Noi qui abbiamo pernottato, sperando in qualche atmosfera suggestiva o romantica. Nonostante la bella luna quasi piena, qui c’è davvero poco da fare se non mangiare entro le 21 in uno dei due ristoranti (il Red Lion ha un menù senza cose particolari, ma almeno a prezzi ragionevoli, circa 13£ a persona). Aggiungo che il giorno dopo abbiamo lasciato la stanza alle 9.30: l’albergo (il New Inn) ci offre il trasporto dei bagagli al centro visitatori che è previsto per le 10.30 ma i bagagli arrivano su quasi con un’ora di ritardo facendoci perdere un enorme parte della giornata. L’ingresso al villaggio non si paga quando è chiuso il centro visitatori, anche se all’ingresso un addetto vi chiederà, se non sbaglio, circa 4£ per il parcheggio. Se pernottate nel villaggio e arrivate, come noi, a sera, vi risparmiate i 4£; mi auguro che, a qualsiasi ora si arrivi, i pernottanti vengano esentati dal biglietto di ingresso.

Giovedì 31 agosto: Bath (20°C; sole)
Riusciti con molta fatica a lasciare Clovelly per la lentezza del trasporto dei bagagli, ci muoviamo veloci verso Bath trovando un bel po’ di traffico su qualche tratto autostradale. Si arriva alle 15: giusto il tempo di lasciare i bagagli e andiamo in centro. Finalmente vediamo un centro un po’ più grande di un campo di pallavolo, accogliente, elegante e con qualche interessante traccia del suo passato romano e con una omogenea architettura color miele risalente ai fasti del XVIII secolo. Anche oggi, come 2000 anni fa, Bath è un rinomato centro termale. Il Roman Baths Museum offre una visita ben organizzata alle varie vasche e sale delle antiche terme costruite dai romani tra il I e il IV secolo ed oggi tutte sotto il livello della strada; è vietato toccare l’acqua termale che, come le mura, è un pezzo di storia della città. Su una delle vasche affaccia la sontuosa Pump Room, elegante ristorante che occupa un edificio del XVIII secolo. Bella anche l’abbazia che in orari stabiliti permette anche la visita delle torri: la caratteristica sono le figure degli angeli che salgono e scendono le scale scolpite sulla facciata. Una buona idea della città si può avere seguendo il giro della Lonely Planet che conduce anche, ovviamente, a uno degli edifici più caratteristici di Bath, ovvero il Royal Crescent, l’edificio a mezzaluna. Non è che da vicino la visione è particolarmente entusiasmante, a me dà quasi l’impressione di un palazzone popolare. Il percorso porta anche al Circus, piazza circolare circondata da 30 case sulle quali, qui e lì, si trovano le targhe di alcuni illustri inquilini. La sera ceniamo al ristorante Sally Lunns, situato nell’edificio più vecchio della città, molto accogliente e dai prezzi abbordabili (meno di 15£ a testa). Purtroppo gli orari e la stanchezza non ci permettono di seguire l’originale tour guidato “Bizarre Bath”, che potrebbe essere un modo alternativo e divertente per scoprire la città.

Venerdì 1 settembre: Bath, Gatwick (20°C; sole)
Abbiamo a disposizione un paio di ore prima di partire per l’aeroporto. Adriana visita il Jane Austen Center e io i Roman Baths di cui ho già detto. Fatta scorta di pastyies, tocca ripartire per Gatwick (ci mettiamo due ore) e rientrare, seguiti dalla pioggia, in Italia.

Pubblicato anche su viaggiareliberi.it

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9 risposte a “Diario di viaggio: Cornovaglia, Salisbury, Bath (25 agosto – 1 settembre 2012)

  1. Pingback: Diario di viaggio: Cotswolds, Stratford-Upon-Avon, Oxford, Cambridge | Domenico·

  2. Ciao, volevo solo dirvi che ho seguito giornalmente i vs consigli su cosa visitare qui in Cornovaglia e che mi siete stati utilissimi. Grazie e buoni viaggi. Sabrina

  3. Ciao Sabrina. Grazie, sono felicissimo! Perchè non mi dici come è andata alla fine del viaggio? Magari aggiungo alter notizie per quando tornerò lì. Buon viaggio!

  4. Eccomi, siamo tornati ieri sera. Direi tutto perfetto proprio merito ai vs. consigli. Ammetto che siamo partiti senza organizzarci minimamente per problemi sul lavoro fino all’ultimo giorno. Così la sera del ns. arrivo mi sono trovata a navigare per decidere sul da farsi. Ho trovato il vs. blog e leggendolo mi sono detta: “sì, nel modo di scrivere e nelle opinioni, mi ritrovo abbastanza. Seguo i loro consigli”. E così è stato. Abbiamo visitato St. Michael’s Mount, Tintagel Castle, Padstow, Lizard Peninsula e per finire St. Ives. Oggi giorno abbiamo scoperto una faccia della Cornovaglia sempre diversa e sorprendente. E’ stato un bel viaggio anche per le mie figlie di 5 e 6 anni a contatto con la natura.

  5. Vediamo invece le cose che mi hanno lasciato perplessa:
    1) gli inglesi. Questa loro gentilezza di facciata costellata di “Please, Thank you, Superb !, Very good indeed, Super” mi ha infastidito un pochino. Questa volta l’ho trovato particolarmente falso ed indisponente. Sarà che sto avanzando con l’età e sopporto meno…. ma tant’e’.
    2) Albergo: abbiamo soggiornato al Trenython Manor Resort che, come puoi vedere anche dal sito WEB, si classifica come un Luxury Resort. Ora, non puoi spacciarti come un luxury resort e poi addebitare un supplemento di una sterlina e mezza se dal menu scegli il Fillet of Beef.
    Fai la figura proprio del pidocchioso. O sbaglio? E così abbiamo scoperto che, pur avendo pagato per il Half Board, c’erano comunque dei supplementi a parte in base al piatto che si sceglieva (da una a 15 sterline). Insomma, in certi casi la cena te la ripagavi. Quindi, la prossima volta che prenoto un albergo, indago un attimo su questa possibilità / fregatura.

  6. Non finirò mai di ringraziarti invece per averci fatto scoprire il cream tea. Grazie, grazie, grazie. Sono in debito. Ciao. Sabrina

  7. Ciao Sabrina. E’ carino leggere che siamo stati la guida del vostro viaggio e sono contento che siate rimasti soddisfatti da ciò che avete visto. Riguardo al resort, effettivamente i supplementi sembrano eccessivi.: forse suppongono che chi sceglie “luxury” non badi a spese…Sono contentissimo che ti sia piaciuto il cream tea: ogni volta che torno in Regno Unito è il mio rito pomeridiano. A Roma ogni tanto organizzo un cream tea a casa: purtroppo la clotted cream è sconosciuta quasi del tutto in Italia e ripiego sulla panna montata. Ah, mancano all’appello i pastyes! 🙂 Grazie per avermi seguito e…al prossimo viaggio!

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