Europei di pallanuoto 2010: l’Italia è d’argento

Poco più di un ‘ora fa si è concluso il campionato europeo di pallanuoto di Zagabria. Cominciando dalla fine, racconto della fantastica e inaspettata medaglia d’argento della nazionale maschile allenata da Sandro Campagna, ottenuta nella finale persa con i padroni di casa della Croazia per 7-3. Il punteggio è eloquente sulle differenze in acqua, ma un po’ pesa quanto accaduto nelle giornate precedenti a cominciare dall’infortunio di Maurizio Felugo (frattura alla mano destra), messo volutamente in infermeria dal picchiatore tedesco Schlotterbeck nel quarto di finale con la Germania.

Nell’Europeo che doveva anzitutto valere la qualificazione ai mondiali in Cina del prossimo anno, il rischio era grosso: quello di non passare il turno. Il girone di qualificazione è infatti molto duro ma il gioco è subito decente (vittoria all’esordio contro i vicecampioni del mondo della Spagna per 7-6) e poi sicuro, veloce, tecnico, intelligente.

Squadra compatta e concentrata: si vince anche sui campioni d’Europa in carica del Montenegro (11-10), sulla Turchia (9-4) e sulla Romania (10-7).

La Croazia della finale è anche quella dell’ultima partita del girone di qualificazione. Allora perdemmo 8-5 sotto il peso degli atleti croati che seppure talvolta non giocano bene ,hanno pur sempre forza fisica a sufficienza da centrare il bersaglio da ogni posizione.

Ma la situazione resta chiara. L’Italia esprime un gioco che non ricordo da anni con alle spalle Stefano Tempesti che è invalicabile e Felugo che è mente e motivatore.

Ecco quindi il quarto di finale con la Germania, ottima gara regolare e senza eccessi (6-2) ma segnata dall’infortunio di Felugo.

Vittime predestinate della semifinale? Sembrerebbe di sì, dall’altra parte ci sono i maestri magiari. Ma fin dall’inizio la musica è chiara: parziale di 2-0 e si finisce 10-8 sull’Ungheria. Partita perfetta (tranne un paio di distrazioni) già dal primo tempo (parziale 2-0), insuperabile Tempesti che mette nel suo tabellino due rigori parati. Nella serata del 7 su 9 in superiorità numerica (percentuale sporcata solo nell’ultimo quarto), spiccano i tre gol di Figlioli (due splendide “colombelle”), i due di Gitto e i due di Gallo, il secondo dei quali decide addirittura la sostituzione del portiere Szecsi.

E così rieccoci di nuovo velocemente alla fine. Niente da dire. Dopo il 2-2 del primo quarto, l’Italia resta 20 minuti senza segnare. Manca Felugo, ma secondo me mancano anche i centroboa di peso contro questi bestioni, manca un mancino coraggioso e di sicuro non abbiamo i loro cecchini. Manca anche l’abitidine di molti a giocare partite importanti davanti a un pubblico così partecipe. E infine la stanchezza anche mentale di chi ha dovuto, per due gare difficili, dover giocare bilanciando l’assenza di Felugo.
Ma va bene così, si guarda avanti verso i mondiali con molta fiducia, la stessa data finalmente a molti giovani a scapito dei senatori, bravi, ma oramai un po’ logori. Con fiducia anche perchè le potenze europee si tengono al comando con poca costanza: l’Ungheria, che anche sta rinnovando, è ancora indietro alle altre (finisce quarta dietro la Serbia); i campioni del mondo serbi hanno faticato parecchio in molte partite; montenegrini, macedoni e spagnoli sono più o meno spariti.
Per stavolta possiamo dire che non abbiamo perso la finale, ma abbiamo vinto l’argento.

Italia: Tempesti, Luongo, Gitto, Figlioli, Bertoli, Giacoppo, Gallo , Felugo, Presciutti, Fiorentini, Aicardi, Deserti, Pastorino.
All. Sandro Campagna

Classifica: 1 Croazia, 2 Italia, 3 Serbia, 4 Ungheria

(Domenico, 11 settembre 2010)

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