L’attualità e gli errori storici ne “I tre moschettieri”

Nel leggere “Le Trois Mosquetaires” (Alexandre Dumas, 1844) a trentacinque anni suonati si potrebbe correre il rischio di non farsi coinvolgere dalla narrazione  leggera del racconto e di non lasciarsi rapire dai sogni adolescenziali che i cosiddetti racconti “di cappa e di spada”  hanno sempre alimentato (almeno nella mia generazione). Se qualcosa accade per caso, allora il caso ha voluto che la lettura di questo bel romanzo sia coincisa con un particolare momento personale e storico (in tutta onestà, abbastanza duraturo) grazie ai quali si riesce ad apprezzare tutta la modernità della trama e dei caratteri dei personaggi.
Il successo sterminato de  I Tre Moschettieri  fu probabilmente dovuto appunto alla leggerezza e frivolezza del racconto, alla necessità di sdrammatizzare il rischio, così come oggi si può ritrovare in alcuni racconti di supereroi. Se non si accettano i primi capitoli del romanzo con queste precauzioni, la storia sembrerebbe un susseguirsi di pretesti per narrare delle capacità schermistiche dei protagonisti, in un po’ come dei nuovi
Don Chisciotte (a cui D’Artagnan è effettivamente paragonato a inizio racconto) ma almeno dai risultati più apprezzabili. Fortunatamente la storia si correda presto dei connotati tipici delle trame di corte, grazie alle figure del Cardinale Richelieu e soprattutto di Milady de Winter, la cui storia si intreccerà con molti dei personaggi del romanzo. Su di lei e su D’Artagnan si imperniano tutte le vicende del racconto il cui titolo rappresenta piuttosto un altro pretesto per lo svolgimento dei fatti al punto che i tre moschettieri possono apparire il mezzo per la realizzazione delle aspirazioni di d’Artagnan. Il solo Athos è quello tra i tre che, con la sua “voce solenne e il gesto possente di un giudice inviato dal Signore”, aggiunge materiale al racconto che altrimenti sarebbe un racconto di “passeggiate ciondoloni, lezioni di scherma e lazzi più o meno spiritosi”. Invece  soprattutto nell’ultimo terzo del libro la tensione si fa molto alta e il desiderio di giustizia e di  vendetta si attende divorando le pagine.
In quale cuore non attecchirebbe il desiderio di giustizia e vendetta? In tempi dove la giustizia sembra colpire solo i deboli (vendetta Suprema perché dei deboli è il regno dei Cieli?), dove i cittadini si sentono spesso abbandonati dalle Istutuzioni, dove soprusi piccoli e grandi sono oramai normalmente accetti, in tempi – piaccia o no –  di leggi ad personam, il lettore non può non essere attratto dal desiderio di giustizia (seppure personale, ma che quasi sempre si condivide) che spinge le azioni cavalleresche dei personaggi. La sete di giustizia e la sua realizzazione sono sempre personali, non vedendosi mai nessun tribunale e nessun giudice. Un po’ come oggi percepiamo, un po’ come oggi accade in sempre più numerosi fatti di cronaca, ad eccezione però di quel “rispetto dell’avversario”, del battersi ad armi pari, che pure nei duelli del tempo esisteva. Ne I Tre Moschettieri è ancora giustizia: il desiderio di vendetta è solo abbozzato e ben lontano dalle finezze strategiche del Conte di Montecristo (che seguì, come racconto, proprio I Tre Moschettieri).
La mente adulta, che si suppone purtroppo meno avvezza  agli abbandoni onirici, trova ulteriore stimolo nell’individuare le non poche inesattezze ed anacronismi  che niente affatto scalfiscono il racconto storico e il ritratto di costume. Dumas scrisse il racconto in fretta e piuttosto che badare ai dettagli prestò attenzione alle compattezza narrativa.
Si può subito individuare l’anticipazione storica di una decina di anni (1625) dei fatti storici riguardanti i personaggi per poterli inserire a ridosso dell’assedio della Rochelle, piazzaforte degli ugonotti, e della morte del duca di Buckingham (non è lui a dare il nome al palazzo londinese) onnipotente ministro inglese e amore platonico della regina di Francia, Anna d’Austria. Tra lapsus (riferimenti sbagliati a fatti, nomi di città e persone), dimenticanze e anacronismi talvolta clamorosi, I Tre Moschettieri è uno di quei romanzi che si legge d’un fiato, che un po’ trasporta nel mondo delle gesta eroiche e un po’ nel mondo più reale del desiderio e del diritto alla giustizia.

 “Il re che faceva la guerra al cardinale, la Spagna che faceva la guerra al re” [cap I]: la guerra dei Trent’anni comincerà nel 1635.
“La Vieuville, prendete il mio posto” [cap VI]: il marchese de la Vieuville, sovraintendente alle finanze nel 1623-24 era nella realtà storica caduto in disgrazia all’epoca dell’azione del romanzo.
“Solo il papa è infallibile” [cap VI]: l’infallibilità del papa sarebbe diventata dogma solo nel 1870 con il Concilio Vaticano.
“…abitava in Rue de Fossoyeurs, al n.11” [cap XIII]: la numerazione stradale fu introdotta a Parigi nel 1775.
“…simile all’Augustinus dell’eresiarca Giansenio…”[cap XXVI]: pubblicato solo nel 1640.
“…d’Artagnan troverà una lettera…che lo informava che il re, su sua richiesta, gli aveva concesso di entrare fra i moschettiere”[cap XXVIII]: due pagine dopo, alla seconda riga del cap XXIX si scrive: “…benchè d’Artagnan, nella sua qualità di guardia…”
“…lord de Winter…aveva sposato un cadetto della famiglia” [cap XXXI]: nel cap. 50 sarà indicato come il fratello maggiore.
“-Da chi vi veniva questo zaffiro, Athos? – Da mia madre…”[cap XXXV]: nel capitolo successivo l’anello diverrà un dono nuziale del padre di Athos.
“…MIRAME, tragedia in cinque atti”: si parla di una commedia alla quale potrebbe aver contribuito il cardinale Richelieu, ma comunque nel 1641.
“…la manderà in qualche immonda Botan-Bay”[cap LII]: Botan Bay è sulla costa orientale dell’Australia, scoperta da Cook nel 1770.
“Alla fine dell’assedio entro nel Lazzaristi” [cap LXVII]: ordine religioso fondato nel 1632.

 [Notizie tratte dal testo di Guido Paduano]
(Domenico, 2 aprile 2010)

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