Still YES!

Present tour 2009, Roma 4 novembre

 E così mi sono visto anche gli Yes. Onestamente non ne conosco molto e quando li ho sentiti per la prima volta su disco (Yesstory) li avevo chiamati “i fratellini minori dei Genesis”. In realtà poteva essere il contrario,non foss’altro che gli Yes erano nati poco prima tant’è che oggi hanno superato il traguardo dei 40 anni di attività. Comunque, senza addentrarmi nella storia del gruppo, ho pensato valesse la pena vederli dal vivo, seppur con 2 nuovi ingressi.

Il sito del Teatro Tendastrisce di Roma indica l’inzio alle 21; arrivo lì alle 19.30 per comprare il biglietto e scopro che l’inizio è alle 21.45! Almeno mi risparmio il diluvio che si abbatte intermittente sul tendone.

Un po’di tempo per vedere il palco che non mi sembra niente di particolare eccetto l’emiciclo di tastiere di Oliver Wakeman.

Inizio esatto alle 21.45. I due giovani sembrano un po’ fuori luogo in mezzo a tre vecchietti: in particolare la nuova voce Benoit David (che pure ha 43 anni), figura minuscola vicino a Chris Squire. Benoit mi sembra quasi un clone di Anderson (è di Montreal, come i The Musical Box), la voce è molto simile talvolta identica, le movenze pure e alla fine secondo me la sua presenza è ben amalgamata con il resto. E’ ovvio che manca la personalità e la presa dello storico Jon (assente per motivi di salute e un po’contrariato dalla scelta del gruppo di continuare senza di lui), ma questo è ovvio per chi è appena arrivato e deve sostituire un pezzo di storia del rock. La voce mi è sembrata talvolta poco sicura nei passaggi meno acuti, ha preso un paio di stecche ma devo dire che nella maggior parte del concerto sembra quasi  la voce originaria dei dischi di un tempo. In perfetta forma il chitarrista Steve: non ricordavo che gli Yes facessero tanto uso della chitarra. Il passaggio più intenso secondo me è su “And You and I”, mentre non mi è piaciuta la scelta di mettere Owner of a lonely heart dopo la parte acustica del solo di Steve alle chitarre.
Scenografia essenziale, nessun effetto visivo, due ore e un quarto di ottima musica: da un lato ho apprezzato le scelte progressive degli Yes attraverso i decenni (anche quelle più recenti), dall’altro in alcune parti mi sono un po’ annoiato per la scaletta forse un po’ monotona e senza grossi cambi di ritmo. Mi è mancata Close to the Edge, ma tutto sommato ne è valsa la pena.
Per i commenti su band nuova e vecchia, confronti, onte e dettagli tecnici, non posso che lasciare il compito ai più esperti.

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