L’anima

 

Un vecchio signore aveva stretto amicizia con un’Anima. Una notte, ritornando a casa leggermente ubriaco e, secondo il suo costume, solo, l’aveva scorta accoccolata sui gradini della chiesa e dapprima l’aveva creduta una mendicante. Caritatevole com’era, subito aveva messo mano alla borsa; ma la confusione e le dita di lei, che non facevano presa sulla moneta e tremolavano come fiammelle o fili d’erba al vento, lo avevano illuminato: si trattava proprio di un’Anima appena nata che ancora non aveva mai vestito un corpo. Inatteso e felice incontro!

I rari passanti che lo videro gestire e discorrere da solo (così essi credettero), capirono che era ubriaco e lo lasciarono in pace. Del resto, se avessero trovato qualcosa a ridire, egli avrebbe saputo come rispondere: “Ah, insomma, – avrebbe detto, – da settant’anni mi affanno ad esser cortese con voi, cerco di piacervi, e nessuno vuol saperne di me. Dichiarate che sono antipatico, che ho la voce sgradevole, il fiato cattivo, mi fuggite come un lebbroso. Nessuno vuol eseguire i miei poemi sinfonici, nessuno si ferma con me a fare due chiacchiere. Sono mezzo cieco, e infine voglio fare amicizia con chi mi pare. Pensate ai fatti vostri”.

Per fortuna, essendo l’Anima invisibile, nessuno ne sospettò l’esistenza, nessuno s’interpose; e il vecchio signore poté godere in pieno il privilegio di un libero commercio con lei. Non avendo mai conosciuto gli angosciosi pesi del corpo, ella portava intatte la grazia nuda, l’incosciente libertà dei cieli originari. Ignorante di pudore e di malizia, gli faceva compagnia mentre egli si vestiva, appollaiata sul suo letto come un meraviglioso uccello del Paradiso. Con la volubilità che si addiceva alla sua puerizia, alla sua mobile trasparenza, spesso partiva per chi sa dove; ma il vecchio signore sapeva bene che la sostanza di lei non era altro che un bruciante fuoco d’amore, e confidava nel suo ritorno. Infatti, inaspettata, essa rifioriva dinanzi a lui dal nulla come un miracolo vegetale dagli ingenui colori. E per deliziarlo si sedeva al pianoforte dove, scotendo aritmicamente la sua testina d’argento filato, suonava le musiche da lui composte; ma tra le sue dita, che erano al di fuori del tempo e dello spazio, svegliavano sui tasti note eterne, infinite come il puro Silenzio. Nelle quali il vecchio signore si compiaceva.

Egli a sua volta le insegnava i nomi delle cose: – Che sono queste? – ella chiedeva incuriosita. E lui: – Scarpe. –Che schifo, – ella balbettava, – che ordigni orrendi, – e piena d’ingenua gloria si accarezzava i piccoli piedi nudi. Stupefatta osservava l’ombrello e il cappello, poiché per lei la pioggia era cosa leggera e impalpabile come la luce. Per provocare il vecchio signore e giocare con lui, mentr’egli tremante arrancava su per la strada fangosa, ella canterellando sguazzava nelle pozzanghere e ne usciva candida come un cigno. Il vecchio signore e l’Anima si fermavano allora sotto la pioggia e ridevano forte, come due scolari. E se la gente faceva capannello: – Si, sono pazzo, – gridava il vecchio signore, – ebbene, e con questo? – E l’Anima lo approvava e gli dava spago.

Una notte infine egli la ritrovò su quella stessa gradinata della chiesa dove, ricevuto appena il soffio vitale, gli era apparsa. Ma stavolta ella tremava tutta di ribrezzo e d febbre sotto i suoi capelli molli e umidi come fili appena tolti dal bozzolo. E verso di lui levò due grandi occhi impalliditi in cui palpitava l’orrore. – Sto per morire, – bisbigliò con una voce esile e bianca, – per me è finita, – e si trascolorò come una candela all’alba.

Il vecchio signore rabbrividì: – No, gioia, infanzia mia, – le disse. – no, sola amica della mia vecchiaia, ultimo poema del mio genio -. Ma l’Anima gemette con un piccolo rantolo: – Sarò imprigionata in un corpo: questo si vuole. – Non è possibile! – gridò il vecchio signore. – Tu, l’innocenza e la libertà in persona! Siamo davanti alla Cattedrale, preghiamo insieme che non accada, – e il vecchio incominciò a farsi il segno della Croce. Ma proprio in quel minuto passava una turba di cani, e l’Anima con un bizzarro grido famelico si gettò fra loro e scomparve.

Il vecchio signore barcollò come colpito dal fulmine; ma già uno di quei cani gli si accostava scodinzolando con la testa bassa. Allora, chinandosi su quel muso umido e vile, dentro quelle pupille il vecchio signore riconobbe, simile a lampada remotissima nella tempesta, l’Anima che umiliata tremava nel fondo e inutilmente gli chiedeva aiuto.

 

Di Elsa Morante, trascritto (per me) da Silvia

 

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