Ho scoperto Agatha Christie ma non l’assassino!


Non è mai troppo tardi per scoprire degli ottimi lavori letterari e altrettanto ottimi scrittori. L’incontro con Agatha Christie (intendo, con la sua opera) è avvenuto un po’ per caso e un po’ per curiosità, nonostante i suggerimenti in giovane età di mia madre costantemente ignorati: per me allora il “libro giallo” era il poliziesco con la copertina gialla dai titoli un po’ strani che si vendeva a mille lire sulle bancarelle dei mercatini e che talvolta si confondeva con Harmony e con la fantascienza della serie Urania.

Come si dice, meglio tardi che mai, così come è meglio tardi che mai fare la conoscenza con il servizio delle Biblioteche di Roma attraverso le quali, appunto, approdo a “Poker d’assi”, raccolta di quattro storie della celebre scrittrice di britannica.

L’edizione che prendo in prestito (Mondadori, 1990) non è corredata da note biografiche né bibliografiche, quindi non mi resta che cominciare con la lettura del primo racconto che è quello con il quale avevo deciso di avvicinarmi ad Agatha Christie, ovvero Dieci Piccoli Indiani (1939). Il titolo  originale Ten Little Niggers fu successivamente modificato in And Then There Were None perché niggers era un termine dispregiativo per indicare i neri d’America. E come amante dei Genesis non posso non notare che  And Then There Were None fu lo spunto per il titolo del primo album dopo l’abbandono di Hackett: forse è stato questo sottile fil rouge che mi ha portato a questo racconto.

Ora non voglio fare un riassunto qui, perché altrimenti faccio perde il gusto di scoprire il libro proprio mentre lo sto consigliando, ma semplicemente lasciare su carta (su video…) le impressioni di chi per la prima volta ha cominciato a scorrere le parole della scrittrice.

Otto persone, ciascuno con la sua storia, ciascuno con il suo passato, tutti in viaggio verso l’isola di Nigger (nel Devon, Inghilterra), tutti invitati con una lettera. L’isola disabitata, una casa moderna, altre due persone ad attenderle. Dieci statuine, una stanza per ogni ospite e in ciascuna una pergamena con una vecchia filastrocca, appunto Ten Little Niggers. Una serie di delitti e la ricerca dell’assassino.

Thriller, giallo, a tratti horror: in tempi di CSI e serie analoghe la storia non perde di suspance e mistero. Il mare in burrasca, il temporale, la luna piena, le scogliere, l’isola disabitata, lo scorrere dei giorni e delle ore, i pensieri di ognuno contro gli altri.

Tutti erano molto cortesi, premurosi con gli altri.

“Posso versarle ancora del caffè, signorina Brent?”

“Un’altra fetta di pane?”

…Persone in apparenza nel pieno dominio di sé e normali. Ma…internamente? I più diversi pensieri correvano in tondo come scoiattoli in gabbia…

“Che accadrà ora? Chi? Chi? Come?…”

“La cosa riuscirà? Non lo so. Ma vale la pena tentare. Se si è ancora in tempo, se si è ancora in tempo…”

“Mania religiosa, questo è il punto…Ma a guardarla, non lo so crederebbe. Se mi sbagliassi…”

“E’ una pazzia, è tutta una pazzia. Io ci perdo la testa…inspiegabile. Non riesco ad afferrare il nesso…”

“…Devo fare attenzione…molta attenzione…”

“Chi prende l’ultimo uovo?”

 

Centoventi pagine in cui il colpevole, come al solito, può nascondersi in chiunque; pagine che scorrono veloci, senza pause, in cerca della soluzione, verso l’epilogo.

Certo il finale deve essere accolto con un briciolo di fantasia, niente è del tutto scientifico, nel qual caso forse il mistero sarebbe stato risolto in poche pagine. O forse, proprio perché in TV imperversano serie poliziesche di tutti i tipi, i piccoli trucchi letterari di quel tempo non funzionano benissimo come allora. E’ pur vero che la realtà oggi supera l’immaginazione e in questo caso forse non c’è niente di così assurdo.
Agatha Christie, Dieci Piccoli Indiani (1939)

(Domenico 5 gennaio 2009)

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