REM: Accelerate tour Napoli 23 luglio 2008

Avevo già visto i REM nel 2003, sempre a Napoli. Allora ero molto lontano dal palco e l’impressione che ebbi fu di un concerto poco coinvolgente.
Stavolta mi sono piazzato a 20 metri da Stipe e compagni e le cose sono andate molto diversamente.
I pezzi dei R.E.M. non sono molto vari nella struttura e l’esecuzioni live lasciano poco spazio all’improvvisazione o a versioni particolari.
Premetto che non sono un fan fedelissimo del gruppo, ma mi piace molto il modo in cui suonano e si presentano al pubblico e sul mercato. Molti pezzi non li conoscevo e qui confermo l’idea che ho della loro musica: musica semplice, motivi subito orecchiabili e straordinariamente melodici, ma che, nonostante questo, restano nella memoria e non stancano durante gli anni.

Rem_napoli

Avevo una set list del loro tour e la prima sorpresa è che la setlist non è rispettata. Avevo letto infatti che avrebbero modificato la scaletta ad ogni concerto potendo (e volendo) attingere ad un repertorio di 80 canzoni da fare dal vivo.
I tre sul palco stanno davvero bene. Michel Stipe è magnetico con i suoi sguardi, non ha bisogno di molte parole per rapire il pubblico e solo alla fine si lascia andare in sincere parole di affetto per Napoli. Si presenta in giacca e cravatta, completo grigio. Tiene la scena anche Mike Mills al basso col suo cappello texano e la camica decorata, ma quello che mi piace è che si vede che sono affiatati anche fuori dal palco. E poi ognuno suona tutto: Mike va ogni tanto all’organo, la seconda chitarra Scott McCaughey è anche al basso e all’organo.
Il concerto si apre puntuale poco dopo le 21 con  Living well is the best revenge, e si capisce subito quale sarà lo spirito del concerto in pieno stile Accelerate. Saranno una ventina di brani in sequenza frenetica, suono essenziale, duro e diretto, tanto che il tastierista stavolta non fa parte del tour. Tanto che Loosing my religion sembra un po’ fuori dai ritmi del concerto. Per capirci si suona roba come What’s the freequency Kennet e Man-Size Wreath, Bad day, Ignoreland, ovviamente Supernatural Superserious sul cui attacco Scott McCaughey non aspetta Micheal e parte con la chitarra prendendosi lo scherzoso rimprovero di Peter Buck. E poi la bella sorpresa di Orange Crush  e Fall on me che segue l’altrettanto bella new entry di Hollow man. Ne aprofitto per ascolatere e riscoprire Electrolite. Il tutto con le immagini live in presa diretta elaborate e proiettate su schermi alle spalle della band che danno perfettamente l’idea della velocità.
Insomma, di gran lunga meglio del concerto di cinque anni prima.
Quando dopo 80 minuti esatti il gruppo lascia il palco, temo che si stia riavverando quanto accadde nel 2003, cioè un piccolo concerto di poco più di un ora. E invece i monitor chiedono "Encore?" e si riparte con altri 20 minuti aperti da Pretty Persuasion per finire con la sempre adorabile Man on the moon.
Valutazione: grande concerto!!!
  

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