Caro Francesco mi mancherai…

Il mio personale e piccolissimo in bocca al lupo a Francesco Postiglione, atleta e sportivo modello, dentro e fuori dall’acqua. Una rarità per acquaticità, forza ed eleganza. Con lui lascia la vasca l’ultimo dei miti con cui sono cresciuto seguendo la pallanuoto. Ti verrò a salutare in tribuna…
Francesco Postiglione, nato a Napoli il 29/04/1972, nel Posillipo ha totalizzato 476 presenze con 742 gol, vincendo tre scudetti, tre coppe dei campioni e una coppa delle Coppe. In Nazionale, 409 presenze, un oro, un argento e un bronzo agli Europei, un argento ai mondiali e un bronzo alle Olimpiadi
 
Da Il Mattino del 2/4/2008
La storia è quella di un fuoriclasse unico. Di un atleta, un capitano, un uomo nato vincitore. Un predestinato. L’epilogo impietrisce, ma la reazione è sempre quella di un autentico campione. Leggere per imparare: «Lascio la pallanuoto per un problema cardiaco, ma cari miei non voglio funerali: la vita è salva. E allora, evviva la vita». Francesco Postiglione si racconta dalla stanza numero 340 della clinica Santa Lucia di San Sebastiano al Vesuvio dove martedì è stato sottoposto a un’angioplastica coronarica utile a liberare un’aorta ostruita all’80 per cento. È lui stesso a spiegare i dettagli mentre il telefono squilla senza sosta: «Per fortuna non c’è pericolo – dice Francesco – le notizie tremende che circolano sono infondate. Il 19 marzo, nel corso della partita con la Florentia, ho accusato un dolore al petto: il dottor Maurizio Marassi prima e il dottor Carlo Cinque poi mi hanno fermato per tutti gli esami del caso, e le analisi hanno evidenziato una disfunzione che abbiamo risolto in tempo. Marassi e Cinque mi hanno salvato la vita. Non corro rischi, ma la mia carriera finisce qui, a 35 anni». Con in dote 3 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, il bronzo di Atlanta ’96, l’argento mondiale, l’oro, l’argento e il bronzo europei. La sua fascia passa a Fabio Bencivenga nel bel mezzo della stagione posillipina e all’alba della quinta Olimpiade dove avrebbe eguagliato il record di Gianni De Magistris e Giorgio Cagnotto: «Tenevo tantissimo a Pechino e a vincere ancora con il Posillipo. Mi spiace, è ovvio, ma i miei compagni di club e di Nazionale devono sapere che sono sereno. Sappiano che sarò sempre al loro fianco, che non smetterò mai di essere il loro primo tifoso. Sappiano che in questo momento penso alla mia famiglia. A mia moglie, ai miei due figli, a mia madre e a tutte le persone che amo. Ho perso la pallanuoto ma sono tornato a vivere. Sono nato di nuovo». Qualsiasi aggettivo sarebbe riduttivo nei confronti di quest’uomo. Parla e insegna. È lo spot più fulgido della vita. Della dignità. Della coscienza. I suoi compagni rossoverdi sono andati a trovarlo ieri mattina capeggiati da Carlo Silipo. Un’altra famiglia. «Non devono essere tristi – continua Francesco -: se vogliono farmi un regalo, devono vincere a Savona». Arrivederci e grazie. L’avvocato Postiglione è una leggenda dello sport, e magari ora diverrà leggenda anche nel suo studio legale. La Federnuoto e il Posillipo gli devono tanto: la quinta Olimpiade innanzitutto, anche se con un incarico differente, e un posto in prima fila nel club. Uno come lui insegna sempre. In attesa di capire, tutti in piedi. Standing ovation al fuoriclasse, al capitano, all’uomo.
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