Senza titolo

 

Credere in Dio, cioè avere Fede, può rappresentare nella vita un’enorme risorsa personale, ma soltanto l’amore del prossimo è in grado di risolvere i nostri problemi esistenziali e questo non per ottenere un premio nell’aldilà, ma per dare un significato alla nostra stessa esistenza.

 

Epicuro diceva che esistono tre tipi di piaceri: i piaceri primari che sono naturali e necessari, i piaceri secondari che sono naturali e non necessari, ed i piaceri vani che non sono né naturali né necessari.[…]

I piaceri primari sono il mangiare, il bere, il dormire e l’amicizia.

Epicuro, quando diceva che il mangiare e il bere erano importanti, non intendeva dire che uno si deve abboffare appena possibile, ma al contrario sosteneva che bisognava accontentarsi dello stretto necessario. […] Una volta che questi piaceri fossero stati esauditi, l’uomo poteva valutare con maggiore serenità l’opportunità di tentare qualche piacere secondario: il mangiare meglio, il bere meglio, il dormire meglio, l’arte, l’amore sessuale, la musica eccetera eccetera  debbono essere valutati caso per caso, momento per momento. In modo da poter fare un bilancio dei vantaggi e degli svantaggi che cui procurano. […]

Applichiamo questo concetto alla vita aziendale dell’ingegnere qua presente.

Lei oggi percepisce uno stipendio per cui tutto sommato diciamo che non le manca niente. Ad un certo momento però le viene in testa di volersi fittare una villetta al mare. Ci troviamo sicuramente di fronte ad un piacere secondario: naturale, ma non necessario. Per riuscire a fare i soldi del fitto deve anche fare carriera che comporta tutta una serie di sacrifici: lavorare fino a tardi la sera, dare ragione al proprio superiore anche quando ha torto, andare a lavorare a Milano invece di rimanere a Napoli e così via. Ora Epicuro in questo caso come si comporterebbe? Direbbe: volete sapere una cosa? Io mi accontento di come sto e tutto sommato di questa villetta al mare me ne fotto.

Nell’ipotesi strana ma possibile che l’ingegnere si diverta a lavorare, l’inconveniente citato come “lavorare tutto il giorno” viene cancellato nella lista dei “contro” e inserito nella lista dei “pro”. Lavorare tutto il giorno però significa anche trascurare altri aspetti della vita: l’affetto di una moglie, il vivere più accanto ai figli, il leggere, il passeggiare e tante altre cose possibili.

Comunque sia chiaro che l’individuo è sempre padrone, secondo le proprie inclinazioni, di preferire un piacere secondario ad un altro piacere secondario. Quello che invece non gli è consentito è il trascurare un piacere primario a favore di un piacere vano.

Parlo dell’amicizia, ovvero del nutrimento dello spirito. E per amicizia dobbiamo intendere l’amore che possiamo provare per il nostro prossimo. […]

Ora, io posso capire il ciabattino che con una mano accarezza la suola delle scarpe che ha appena terminato di fare. Io posso capire il falegname che convince il legno a diventare mobile o l’artista che socchiude gli occhi per meglio guardare la sua opera, ma non riesco a capire la soddisfazione dell’impiegato che sogna di diventare dirigente. Non capisco il deputato che vuole diventare ministro, il vice direttore che vuole diventare direttore. Non capisco l’uomo che desidera il potere non per quello che il potere può dare ma per quello che il potere rappresenta. […] Il potere è il piacere vano per eccellenza. Ricordatevi che sono vani tutti i piaceri non naturali e non necessari e che quindi essere assessore, essere dirigente, portare un pezzo di pietra la dito che costa un patrimonio solo perché si chiama diamante, sono tutti beni che un individuo sano, ance se gli venissero offerti gratuitamente, dovrebbe sempre evitare per rispetto alla sua stessa persona.

 

Detto popolare: Quando il dito indica la luna, gli imbecilli guardano il dito.

 

Essere libero vuol dire essere sicuro di ragionare con il proprio cervello e di non lasciarsi influenzare dalla propaganda. […] Se uno, ogni qual volta sta per comprare qualcosa, prendesse l’abitudine di domandarsi: “Ma io poi questa cosa veramente la desidero?” oppure: “Vuoi vedere che è il potere che ha deciso che io adesso  i debbo comprare questa cosa?”…e allora forse riuscirebbe pure a trovare la strada della libertà.

[…]  E’ allora necessario iniziare una guerra graduale contro il potere. Senza farsene accorgere molto, uno comincia a rifiutare una carica oggi, una medaglia domani…La televisione fa Carosello? E tu ti volti da un’altra parte per non guardare. Oggi è una giornata di sole? E tu te ne vai a piedi in ufficio e non prendi la macchina. In parole povere, dal momento che i condizionamenti del potere agiscono sempre sulla massa è anche abbastanza facile capire che cosa è che si deve evitare: si deve evitare la massa, o meglio, le abitudini della massa. Il discorso non è razzista, perché se da una parte l’impulso alla libertà ti spinge ad evitare la massa, dall’altra parte l’impulso all’amore ti porterà ad incontrarti con essa, però mai in quanto massa, bensì in quanto insieme di uomini, voglio dire di uomini diversi.

 

Estratti da "Così parlò Bellavista", Luciano de Crescenzo

 

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