“Quanno nascette ninno”, ovvero “Giulio Cesare benefattore dei commercianti”

 
Come ogni anno, con l’avvicinarsi del Natale, in alcune persone si risveglia quel dubbio mai fugato, quell’unica tessera mancante al complesso puzzle del proprio cervello. Stavolta decido di farmi paladino di questo incontenibile desiderio di sapere, tra breve potrò finalmente dormire sonni tranquilli: finalmente saprò se Gesù è nato proprio il 25 dicembre di 2006 anni fa.
Molti sanno che questa data è frutto di una convenzione, in quanto a quei tempi (eravamo nell’anno 1 a.C. poichè l’anno 0 non esiste nei calendari) l’anagrafe non era efficiente quanto oggi e quindi non è possibile risalire alla data certa della nascita di Gesù. È curioso però che tale data sia stata fissata in un periodo dell’anno a ridosso di una festa ben più popolare come quella della fine dell’anno e si protrae fino ad una altra festività, l’Epifania, che oggi, col rito della “Befana” ha perso quasi completamente la sua valenza religiosa.
Qui si intrecciano troppe convenzioni, ma ancora di più, scrivendo, mi rendo conto che si intrecciano tante storie da poter dar vita a un romanzo.
Partendo dall’evidenza che il Natale nasce come festa cristiana, può essere allora logico far seguire alla celebrazione della nascita del Signore la celebrazione del primo martire cristiano, santo Stefano appunto. Senza voler mancare di rispetto per il protomartire, non capisco però perché la sua celebrazione sia “festa”, mentre non lo sia per san Francesco, patrono d’Italia, laddove ogni città sancisce feste locali per i propri patroni. Gatta ci cova…
Il Natale è considerato dalla Chiesa al secondo posto tra le solennità dopo la Pasqua, eppure il clima che esso crea lo rende “la festa” per antonomasia (per i molti, ovviamente).
Che la Pasqua sia la festività più importante in assoluto mi pare ovvio: il farsi uomo di un dio è un fatto straordinario, ma ancora più straordinario, anzi unico, è che questo uomo possa ridare vita a se stesso (il “mistero della fede”), per non parlare delle sofferenze mortali che ha dovuto patire. D’altra parte, con un po’ di cinismo, chiunque potrebbe dire oggi che il proprio figlio è il figlio di un dio (lo dice pure uno strano tizio a cui ho dato un passaggio in auto…), con la differenza sottile che oggi nessuno gli crederebbe. E se il concepimento fosse frutto di un nuovo intervento divino, il padre putativo sarebbe senza dubbio “santo”, ma con ben altro significato!
Dunque dicevo della collocazione al 25 dicembre.
Pare che inizialmente la data fosse il 6-7 gennaio, data che resta ancora oggi per alcune chiese ortodosse che non hanno accettato la riforma gregoriana del calendario.
Dal III – IV secolo d.c, data la mancanza di una tradizione autorevole circa la nascita di Gesù, venne scelto il 25 dicembre perché così i cristiani poterono opporre e sovrapporre alla festa pagana del dio Mitra (dio del Sole) la festa della nascita del vero Sole: Cristo.
Anche la data dell’Epifania pare derivi dalla sovrapposizione ad un culto egiziano che ricadeva, guarda caso, proprio a ridosso dell’inizio del nuovo anno. Il significato celebrativo dell’Epifania cristiana sta nella prima adorazione del neonato dio da parte dell’uomo, attraverso la visita regale dei Magi (non quelli del brodo!); solo che in seguito a questa visita i tre non tornarono da Erode per dirgli, così come il re aveva chiesto, dove si trovasse il bambino affinché anch’egli potesse adorarlo. Avendo capito l’aria che tirava, i reali astrologi presero una via secondaria scatenando le ire del re che si concretizzò nella celeberrima strage degli innocenti.
A proposito: dicevamo del nuovo anno. Già nel 46 a.c. Giulio Cesare  aveva spostato gennaio e febbraio in testa all’anno solare (prima erano in coda e “december” era appunto il decimo mese dell’anno) e aveva quindi fissato nel 1° gennaio il primo giorno dell’anno. Dopo vari spostamenti, dal 1582 con la riforma del papa Gregorio XIII, il 1° gennaio tornò in testa al calendario, ma ci volle qualche anno affinché nel Sacro Romano Impero la data fu uniformata.
Ovviamente è stata quivi inserita una ulteriore festività cristiana (Madre di Dio): ergo il primo giorno dell’anno è una festività cristiana (lapalissiano).
Strano è che prima di Giulio Cesare i mesi di gennaio e febbraio erano decisamente anonimi, aggiunti, secondo la leggenda, dal secondo re di Roma (ve lo dico io: era Numa Pompilio). A quei tempi il “capodanno” era il primo marzo: quindi capodanno (1 marzo) e Natale (25 dicembre oppure 6-7 gennaio) erano separati da due mesi (gennaio e febbraio appunto). L’intervento del Gaio (Giulio Cesare, dico) declassa marzo a terzo mese dell’anno a favore di gennaio, essenzialmente perché in quel mese venivano scelti i consoli e quindi era un ovvio inizio di anno.
La trovata commerciale di allora è evidente ai giorni nostri, così come è evidente che politica e affari andavano molto d’accordo già 2000 anni fa.
Nel tirare le somme osserviamo che tra il 25 dicembre e il 6 gennaio si susseguono: Natale, Santo Stefano, Capodanno-Madre di Dio, Epifania, senza contare l’inevitabile presenza di almeno un sabato e una domenica.
Se affianchiamo a questa serie il loro secondo significato, quello che una volta era simbolico ma oggi è primario, vale a dire l’aspetto “profano”, oggi come secoli fa tutto concorre a rendere questo periodo dell’anno come il periodo in cui come non mai si sovrappongono riti pagani e riti religiosi.
In tempi di usa e getta e di gente dai “vuoti a perdere mentali”, è evidente come il latente spirito baldanzoso del Natale abbia pian piano messo da parte il più spirituale aspetto sacro.
Dei riti religiosi quasi oggi si perde traccia ad eccezione, ovviamente, del giorno di Natale: fedeli, fedelissimi, ultrà, simpatizzanti e semplici curiosi affollano le chiese per assistere alla celebrazione della nascita della super star (Gesù Cristo, come il musical…); si sa, almeno a Natale e Pasqua a messa bisogna andarci, lo dice anche il terzo comandamento apocrifo del cristiano: “Ricordati di santificare (se puoi) il Natale e la Pasqua.”
Poi si corre a casa per il pranzo celebrativo, che segue di poche ore la cena celebrativa (questo è il vero terzo comandamento: “Ricordati di santificare le feste”).
“A Natale si è tutti più buoni” mi hanno sempre detto, autorizzandomi quindi a essere più carogna durante tutti i rimanenti giorni dell’anno.
È il periodo in cui si pensa agli altri: si pensa alla famiglia che non vedi da un po’ (tanto che dici: ma davvero siete voi la mia famiglia?); si pensa a chi è più sfortunato di noi quando lottiamo con l’infinito cenone della vigilia e i bambini chiedono a Gesù bambino che esaudisca un desiderio (noi quando mangiamo pensiamo sempre ai bambini dell’Africa, li pensiamo però non gli diamo nemmeno un pezzettino!).
Si pensa al regalino da portare al caro amico/parente/vicino, anche se ciò comporta estenuanti corse tra negozi-scatolette di sardine, aprirsi varchi tra fiumi di persone, tra i fastidiosi mendicanti, tra insegne e banchetti che ti ricordano che il Natale è più buono (ma i capitoni non penso credano a queste cose. Spunto per il prossimo intervento: l’origine del connubio tra Natale e il capitone), a dare uno sguardo al portafogli e un altro all’oggetto adatto. In nome del Signore, ovviamente, perché è Natale!
Alla fine ritorniamo al nostro nido e guardiamo soddisfatti l’opera compiuta con tanto sudore: tavola perfetta, cibarie tipo “scorte pre-attacco nucleare”, regali per tutti, l’albero ben addobbato che qualche giorno prima viveva lui a casa sua e ora si sente ridicolo con quelle palline che, ironia della sorte, non girano. E restiamo in attesa di un po’ di gente che non vedevi da tanto e che forse, tra poco, non vedrai di nuovo per un po’.
 
“Vivere è la cosa più rara al mondo. Molta gente esiste: ecco tutto.” Oscar Wilde
Da leggere: “Un canto di Natale”, Charles Dickens

 

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4 risposte a ““Quanno nascette ninno”, ovvero “Giulio Cesare benefattore dei commercianti”

  1. bla bla bla bla bla

    ma interessante sapere che hai dato un passaggio a Silvio berlusconi 🙂 
    cito: "il proprio figlio è il figlio di un dio (lo dice pure uno strano tizio a cui ho dato un passaggio in auto)"
     
    we! Mo che torni fatti vedere

  2. EHIIII    Fermi tutti!!!!!
    ho letto qcs a riguardo di una certa persona che prepara un matrimonio, gente che sceglie i colori da indossare per l’occasione…
    UFFAAAA Perché mi escludete? Io mi vesto da Iridella (col mio pile della pace) e cambio i colori a tutti pe dispetto: domenico in bianco, la sposa in blu, tere in giallo (non so da ove lo prendo, ma è solo che è per contrasto chiaro-scuro) e f.e. la imbratto di verde acqua. Vabbene? UFFAAAAA
     
    AUGURI DOMENICOOOOO

  3. AUGURI DOMENICO! PER COSA? MA KE DOMANDE……PER NATALE! PER IL RESTO C’è TEMPO…… FORTE ACh….in giallo mi vuol mettere! azz! e poi la sposa in blu chi è? è FE? ahah! ach dice "la imbratto"…..NON DITELO A FE,LUI PER ORA E’ ANCORA UN VERO UOMO…….
    KE CASINO HAI COMBINATO ACh! secondo me non t’invitano….
    notte fanciulli! e trattate bene la ranina che non è solo nipotina dei negramaro ma pure di FRECCIA ROSSA E CAVALLO PAZZO.

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